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Incorreggibile divulgatore di buona musica

Bill In The Tea: ‘Big Tree’ (Ams/Btf)

Donato Zoppo

Donato Zoppo

Donato Zoppo, giornalista, autore e conduttore radiofonico, scrive per i magazine “Audio Review” e “Jam”. Dal 2007 conduce sulle frequenze di Radio Città BN il programma Rock City Nights, una delle rubriche rock più seguite on air. È autore di vari libri su nomi storici della musica come King Crimson, Area, PFM, Lucio Battisti e Genesis.
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Senza mezzi termini e con esemplare immediatezza, i Bill In The Tea parlano chiaro: “I wanna be Frank Zappa”. E’ il titolo di uno dei nove pezzi di “Big Tree”, disco d’esordio della band siciliana, che però da zappanali, zappologie e zapperie varie è piuttosto lontana. Nati a Catania nel 2010, i BITT si sono misurati con la loro voglia di nuovo prog in un EP omonimo e soprattutto in questo debutto che prende le distanze dal predecessore e offre una visione ampia di progressive contemporaneo.

La caratteristica principale di “Big Tree” è nella lontananza dai canoni del rock sinfonico: il quintetto si accosta alle atmosfere più pungenti e nervose dei King Crimson – complice anche il violino – per arrivare alla lezione offerta dai disciolti This Harmony. Il gancio con certo post-rock – nell’accezione “cameristica” e colta del genere – e con la vulgata rock-jazz dirige “Big tree in a losing atmosphere”, “Madi” e “Now I know what the M means” verso lidi più estesi, che ospitano con intelligenza sia l’estasi psichedelica che il raptus elettrico.

Il riferimento post-rock emerge negli sviluppi dei pezzi, che crescono e si gonfiano fino ad affievolirsi, come insegnato dai protagonisti, ma la provenienza prog consente ai ragazzi di offrire qualche variante di pregio, anche se prevalentemente chitarristica. Tra densità e leggerezza, la qualità dei BITT è nell’individuare cellule melodiche da aprire ed estendere in varie direzioni: come contraltare a situazioni più strutturate, “The day before” e “June” propongono momenti di distensione, spaziando tra spinte brusche e gentili reminiscenze art-rock. Non mancano esperimenti visionari come “Feynman”, omaggi alle turbolenze del Maestro (il pezzo citato in apertura) e deviazioni in contesti che all’appassionato prog piaceranno molto per suoni e sostanza (la superba “Change colours”).

Con l’unica possibile aggravante della dispersione di idee e spunti, “Big Tree” è un debutto ragionato e convincente, che rivela una band davvero molto interessante.

http://billinthetea.bandcamp.com

D.Z.