Dodo Verdict: ‘Dodo Verdict’ (autoprod.)

Se il vecchio progressive è stato un’anomalia storica rispetto all’estetica rock americana, se il nuovo prog è un anacronismo rispetto ai tempi e ai costumi della contemporaneità, c’è chi in questo ambiente accentua ancora di più la propria diversità. Pensiamo ai Dodo Verdict: una formazione sui generis perchè strutturata a quartetto, la classica triade rock chitarra-basso-batteria alla quale si aggiunge un flauto con voce femminile.

Verrebbero in mente i primi Jethro Tull, magari i Focus, ma i DV vanno da tutt’altra parte : verso un prog-rock moderno, alleggerito da prolissità e intellettualismi, accompagnato spesso e volentieri da componenti hard, alternative, funk e jazz-rock. Un neo prog concepito come crocevia di svariate anime, con un occhio attento alla vivacità ritmica e al chitarrismo multiforme caro a Tom Morello e Steve Vai, per citare due artisti agli antipodi ma influenti su un certo modo di concepire l’espressività.

Per il loro disco d’esordio, i ragazzi lombardi puntano al sodo con nove pezzi di media durata, e anche quando sforano i dieci minuti (“Labyrinth” e “Phoenix”) evitano pesantezze e ghirigori inutili, avvicinandosi agli ultimi King Crimson o a certi Mars Volta per intensità e pesantezza. “Rebeginning from Zero” e “Your silence” rievocano elementi da ballata folk ma il grosso va altrove, graffiante e dinamico come la più melodica “You live in my memories”; “Escape” incorpora riff sabbathiani e “Sir Biss” è il classico scuotiossa da concerto, con curiose varianti folkeggianti. I DV hanno dalla loro la freschezza degli spunti e la bontà degli sviluppi, investendo molto anche su una tensione strumentale che spesso nel genere è piuttosto imbolsita; dall’altra parte una maggior sintesi e una messa a fuoco più attenta delle parti vocali avrebbero giovato.

Che un disco del genere sia uscito contestualmente all’ultimo di Zuffanti, “classico istantaneo” per una lettura aggiornata del linguaggio prog, è più che significativo: evidentemente comincia a pesare l’approccio nostalgico, in favore di una musicalità più snella e agile, senza tradire i dettami del genere. Un bel debutto, al quale speriamo seguano numerosi concerti.

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D.Z.

26-01-2014

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