Gabriele Marino: ‘Britney canta Manson e altri capolavori…’ (Crac Edizioni)

“Parlare di musica senza saper suonare è come parlare di sesso senza averlo mai provato”. Il punto di vista degli ZZ Top – semplice e lapidario – è l'assunto dal quale negli ultimi anni lo studioso Innocenzo Alfano sta conducendo la sua “battaglia”: nei pregevoli saggi del giovane scrittore, il fil rouge è la condanna – doverosa e condivisibile – di tutti quei giornalisti che raccontano il rock fermandosi all'aneddotica spicciola, senza entrare nell'analisi strettamente musicale, senza “mettere le mani nel motore”. Ma c'è dell'altro. Perchè il rock è anche altro. E' anche immaginazione, provocazione, sense of humour, stimolo per una scrittura critica che può andare oltre gli obblighi della partitura per diventare letteratura sui generis.

Gabriele Marino se ne occupa ampiamente nel suo Britney canta Manson e altri capolavori…, eccellente studio dedicato a quel fenomeno sotterraneo, conosciuto ma mai affiorato per bene in superficie, che sono le recensioni “immaginarie”. Pensiamo alla più celebre, quella di Greil Marcus, che nel 1969 sul

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le colonne di Rolling Stone “inventa” un finto disco – The Masked Marauders! – per divertirsi alle spalle delle supersessions imperanti. Oppure ai suggestivi esercizi di stile di Mission: It's Possible, gloriosa rubrica di Blow Up curata da Dioniso Capuano. E ancora Lester Bangs, i nostri Riccardo Bertoncelli, Vittore Baroni, Maurizio Bianchini e Massimo Cotto, autori in tempi e con modi diversi di deliziose pagine di letteratura rock.

Perchè è di questo che si tratta: creare e recensire band e dischi immaginari – dal Dylan farlocco di Remained light a Polpetta e i Cani Avvelenati – è un delizioso esercizio di stile, a lungo andare una vera e propria corrente letteraria fitta di invenzioni, prese in giro, artifizi e ganci giornalistici non comuni. Marino passa in rassegna – con arguzia e preparazione – i casi più eclatanti di musica “potenziale” mettendo in campo un apparato di rimandi e approfondimenti davvero invitante. Partendo da una disamina sulla natura – rectius: le nature… – della critica rock, il giovane autore siciliano entra nei meccanismi delle recensioni immaginarie cogliendo le affinità tra il fenomeno della “pseudodischia” e la letteratura potenziale tanto cara all'OuLiPo.

Un saggio originale e denso, purtroppo non affrancatosi dall'originaria natura di tesi di laurea. Consigliato.

http://www.edizionicrac.blogspot.it

D.Z.

zp8497586rq
08-10-2012

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