‘Il maggio di Fabrizio De André’ e ‘La commedia dei cantautori italiani’

Brunetto Salvarani, autore insieme ad altri ospiti dei commenti che arricchiscono questo libro, lo scrive senza mezzi termini: su De André è stato scritto, saccheggiato e serializzato

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di tutto. Fanno la differenza, tuttavia, saggi e contributi che intervengono per puntualizzare, porre nuovi punti di vista, sollevare interrogativi e contestualmente a suggerire risposte: l’opera deandriana è vasta e stimola indagini, soprattutto un album come Storia di un impiegato, tanto amato ma mai sottoposto ad analisi.

Se ne occupa una “strana” ma azzeccata coppia: Odoardo Semellini, da cultore di cantautori e fumetti, è attento alle storie, agli autori, agli sviluppi; Claudio Sassi, collezionista extraordinarie, ha l’archivio giusto per focalizzare tempi, modi e luoghi. I due si avventurano nel disco “politico” di Faber: aiutati dai contributi di personalità come Mario Capanna e dalle testimonianze di tutti i musicisti coinvolti (da Nicola Piovani al fonico Sergio Marcotulli), fanno “sistema” e presentano la temperie culturale nella quale nacque il disco e la vicenda umana dell’autore, allungandosi anche ai tributi postumi all’Impiegato. Anarchia, sguardi individuali e collettivi, l’onda lunga del 68 italiano, il sogno di uno schedato, l’attualità di un disco. Tanti spunti in un testo valido, versatile e scorrevole, che chiarisce molte zone d’ombra sul Faber del 1973.

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Che Faber sia in paradiso ne siamo certi tutti. Che appaia nell’ultimo canto – il XXXIII – della Divina Commedia, con San Bernardo che prega la Vergine, in pochi se l’aspettavano. Punta all’originalità La commedia dei cantautori italiani, il nuovo libro di Guido Michelone. Il saggista torinese stupisce e cattura per la novità del progetto: non un testo “scientifico” sui cantautori ma un viaggio immaginario vissuto dal suo alter ego Lazslo Kovacs, novello Dante, tra Inferno, Purgatorio e Paradiso, abitati – ma guarda un po’… – da 99 cantautori italiani.

Un modo originale e fantasioso di raccontare mezzo secolo di canzone italiana, partendo dall’Inferno dove soffrono coloro che vissero senza “opere di fama degne” (e stupisce la presenza di Baglioni, Vasco, Baccini, ma non di Max Pezzali…), attraversando l’incertezza e la “medietas” del Purgatorio (da Battiato a Branduardi passando per Ivan Graziani) fino alla paradisiaca perfezione con le grandi figure “senatoriali” della nostra canzone. L’approccio non è così sconclusionato come potrebbe sembrare: che rilevanza ha avuto la canzone d’autore nella storia del costume italiano? Evidentemente elevata, proprio come l’influenza di tanti cantautori e le numerose domande che il pubblico ha posto agli stessi nel corso degli anni. Tutto ciò entra nelle assegnazioni di luoghi e gironi dell’aldilà: Michelone ci ragiona con stralunata ironia, poetando con fare sornione e ironico, e pazienza se tra figure minori come Carlotta e Debora Petrina non troviamo un Sergio Caputo o un Mario Castelnuovo. Gustoso.

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D.Z.

21-10-2012

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