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Il Tempio delle Clessidre: ‘alieNatura’ (Black Widow)

Donato Zoppo

Donato Zoppo

Donato Zoppo, giornalista, autore e conduttore radiofonico, scrive per i magazine “Audio Review” e “Jam”. Dal 2007 conduce sulle frequenze di Radio Città BN il programma Rock City Nights, una delle rubriche rock più seguite on air. È autore di vari libri su nomi storici della musica come King Crimson, Area, PFM, Lucio Battisti e Genesis.
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Tra le formazioni attive negli ultimi anni, insieme ai Gran Turismo Veloce, ai rinnovati Syndone, alla Coscienza di Zeno e pochi altri, i ragazzi del Tempio delle Clessidre hanno mostrato una particolare tenacia, una precisa direzione artistica e una gran voglia di live, diventando così un piccolo ma significativo motivo di orgoglio nazionale. Il disco d’esordio “Il tempio delle clessidre”, complice la presenza di Lupo Galifi del Museo Rosenbach, aveva suscitato l’interesse dei più nostalgici: la prima sostanziale novità del sequel “alieNatura” è proprio un’altra voce, quella di Francesco Ciapica.

Il secondo punto forte del nuovo album, nuovamente con Black Widow, è una maggiore articolazione della scrittura: i pezzi cominciano ad allungarsi e arricchirsi (“Il passo” e “Onirica possessione” sono gli esempi più interessanti), fino alla suite – modulo che il Tempio non aveva esplorato nel debutto – “Il cacciatore”, che sintetizza le anime di un album strutturalmente sfaccettato e compiuto. L’idea di una sequenza caratterizzata dall’unione tra l’esigenza di mutevolezza sonora e la continuità narrativa, è convincente: l’intro orientaleggiante di “Kaze” è l’intrigante ingresso di un’opera che accentua la componente hard, talvolta incentrata sul riff, senza disdegnare la ballata magnetica in odore di Genesis (“Fino alla vetta”).

La voce scura di Ciapica – anomala per il prog-rock ma non così lontana dal Galifi – si lega bene a questo tenebroso rock sinfonico che non risparmia zampate, graffi e scatti, un’ipotetica via di mezzo tra Museo, Banco e Balletto di Bronzo, con echi dei King Crimson più oscuri e un corposo spazio chitarristico (Giulio Canepa) spesso assente in album del genere. Della grande tradizione italiana il Tempio conserva la naturale vena melodica, e persino quelle componenti – spesso presenti in dischi neoprog nostrani – che ad un ascolto superficiale potrebbero sembrare “grossolane” o naif (i testi che a volte sfiorano la retorica, il cantato un po’ enfatico), risultano limitate.

Rispetto al debutto, “alieNatura” necessita di svariati ascolti affinchè si possa entrare nel “nuovo” Tempio: un gruppo orgogliosamente progressive ma con quel ‘quid’ in più da svettare tra le migliori nuove proposte europee.

www.iltempiodelleclessidre.com

D.Z.