Jeff Wagner: ‘Prog Metal. Quarant’anni di heavy metal progressivo’ (Tsunami Edizioni)

La chiave per comprendere spirito e obiettivi del testo di Jeff Wagner è nel titolo inglese: Mean Deviation. Quello scarto rispetto alla norma, quella deviazione rispetto ad un percorso, quell'eccezione rispetto alla regola rappresentate dal progressive metal sono affrontate in lungo e in largo dallo scrittore americano, che racconta le lunghe premesse del genere e le possibili evoluzioni contemporanee.

Wagner fa una scelta di campo precisa e al tempo stesso controversa: 40 anni di heavy metal progressivo? Premesso che 40 anni fa non esisteva l'heavy metal nella sua definizione pacifica, l'approccio dell'autore è ampio, comprensivo, generalista. E proprio per questo discutibile: se da una parte è più che apprezzabile il suo sforzo di presentare un fenomeno che va ben oltre i Big Three (Dream Theater, Fates Warning, Queensryche), dall'altra parte il punto debole è nelle numerose forzature. Yes, King Crimson, ELP e soprattutto Rush sono parte integrante dei tessuti connettivi prog-metal, molto di meno exploit sporadici come un Sabbath Bloody Sabbath.

Discorso analogo per i collegamenti con la scena nordeuropea:

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indubbiamente gli Opeth e i Meshuggah – con modi, tempi e connessioni diverse, per niente speculari – rappresentano una visione nuova del connubio tra metal e rock progressivo, ma soffermarsi su certo tech metal più legato alla fusion che al rock e sul black metal nordico di marca epica e orchestrale può creare confusione. Di Wagner convincono le buone conoscenze di nomi e panorami, i link tra correnti diverse, gli sviluppi paralleli tra diverse nazioni, ma alcune manifestazioni di entusiasmo sono fuori luogo e alcune affermazioni errate (ad es. RIO e Zeuhl non sono affatto “termini interscambiabili”, come se i Magma fossero parenti degli Henry Cow).

Prog Metal è un testo con il quale bisogna rapportarsi per capire su quali binari prog e metal si sono evoluti negli ultimi vent'anni, ma il retroterra dal quale esso parte è opinabile. Se è vero – come sostiene a spada tratta Wagner – che in molti casi (non solo i Big Three ma anche Tool e Mastodon) il prog metal ha offerto alla storia progressive del 2000 dei lusinghieri piazzamenti in classifica, è anche vero che nomi come Celtic Frost, Death e Devin Townshend hanno poco a che fare con il genere.

http://www.tsunamiedizioni.it

D.Z.

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03-06-2012

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