Molecole n. 28: Neo, The Strange Flowers, Don Turbolento

Le definizioni non mi piacciono ma spesso tocca usarle. Servono a “orientare”, a collocare, a individuare in questo mare magno della contemporaneità musicale. Tutto giusto, ma “punk-jazz” o “jazz-core” non mi stanno per niente simpatiche. Soprattutto se si usano per presentare una band del calibro dei Neo. Perchè un notevole impatto c’è ma non deve essere per forza figlio del primitivismo punk; perchè la formazione in trio con il sax tenore rimanda sicuramente a certe small bands del jazz ma non necessariamente si rifà a quel linguaggio. Neoclassico lo conferma ancora una volta, mostrando i Neo in forma smagliante. Tra scrittura e “caselle” aperte all’improvvisazione, sorprendenti rielaborazioni bachiane (le 4 “invenzioni”), raptus che riportano a Zappa e un rigore “geometrico” figlio delle meditazioni frippiane, Neoclassico è un’opera tutta italiana di cui andare fieri. Anche perchè ci ha messo le mani quel geniaccio di Steve Albini.
http://www.megasoundrecords.com


Se i Neo guardano avanti, gli Strange Flowers hanno sempre puntato all’indietro la loro ricerca, ma con un quid che li differenzia dalle legioni di alfieri del retro-rock: la band pisana nel corso della quasi trentennale attività ha sempre mostrato un volto moderno, piacevole, effervescente. Nostalgica sì, ma con giudizio. Il sesto album The Grace Of Losers è ancora una volta un’ottima prova. Messo a fuoco meglio rispetto al predecessore Vagina Mother, è un lavoro diretto, immediato e incisivo, che aggiorna l’acid rock senza penzolare nei dintorni di Motorpsycho e allievi, evitando anche il confronto con la vulgata heavy cara agli stonerheads. I Fiori lavorano da sempre su alcuni elementi chiave: la melodia a presa rapida ma mai scontata, il riff abrasivo che non sconfina mai nell’hard rock caciarone, la costruzione in studio di un sound che possa esplodere dal vivo. Gustosi.
http://www.strangeflowers.net

Inconfondibili Don Turbolento. Formazione a suo modo unica in Italia. Il duo bresciano parte da un incondizionato amore per i Kraftwerk e in tempi di assidua frequenza dei “power duo” (dai Black Keys ai nostrani Sprained Cookies) in Attack! sfodera una visione ritmica serrata e implacabile senza fare i simpatici o i demodè ad ogni costo. D’altronde basta spulciare tra i titoli per capire che What I CAN (occhio al maiuscolo) e Tanzen Dusseldorf (omaggio esplicito all’arte krauta) guardano dritte lassù alle porte del cosmo. Accantonata ogni ipotesi kraut-folleggiante alla Amon Duul II e recuperata quell’insistenza ritmica cara ai Neu!, Bertolotti e Battaglia giocano con un sound concreto e adamantino che preleva anche cellule funk e synth-pop per un secondo album convincente e robusto.
http://www.myspace.com/donturbolento

D.Z.

18-04-2012

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