MOLECOLE n. 42: Progetto Luna, Elias Nardi Quartet, Barbara Belloni & Four Fried Fish

Il pop bisogna saperlo fare, poche balle. Soprattutto in questa contemporaneità bastarda, con il dominio della bubblegum-music, delle logiche da juke-box, della musica assorbita come oggetto di consumo. I Proge

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tto Luna sanno fare un buon pop-rock: Ogni tanto sento le voci è il debutto di un gruppo che senza strafare evita le amenità di Modà, Negramaro e soci, puntando a una scrittura di classe e soprattutto versatile. Nomen omen, e non a caso la lunaticità del nome viene rispettata: influenze funk, reggae, electropop e new wave smuovono le canzoni della band piemontese. Peccato che dietro non ci sia una direzione artistica “forte”, ma il primo passo è promettente.

http://www.myspace.com/progettoluna

Niente pop nella musicalità dell’Elias Nardi Quartet. Tutt’altro: tra musica del bacino mediterraneo, scelte di campo arabeggianti, soluzioni tipiche delle logiche progressive, il musicista toscano riesce in pieno nell’idea di una musica svincolata da confini e steccati. L’unico vincolo è tematico: The Tarot Album è un’interpretazione visionaria e originale dei 22 Arcani Maggiori, senza tirare fuori il possente art-rock di un Hackett o le declamazioni lisergiche di un Wegmuller, tanto per citare due musicisti che si sono confrontati con i Tarocchi ma con risultati maggiormente didascalici. Il quartetto opta anche per la suite, sviluppando un lungo e articolato excursus tra Oregon, Aktuala e il primo Mauro Pagani solista. Magia, suggestioni, una filigrana acustica e antica innervata da interventi moderni e concreti. Evocativo.

http://www.eliasnardi.it

Jim ti ho amato. Quando sei scomparso non c’ero ancora, 1973 maledetto. Ti amo ancora, attraverso l’attività senza sosta di Ingrid, tra le righe del suo nuovo libro, nella passione di Photograph and Memories. Tribute to Jim Croce. Se ci fossi ancora l’omaggio da parte di Barbara Belloni & Four Fried Fish ti piacerebbe tanto: niente menate, tutta sostanza e buone vibrazioni, ascolta da lassù (o da laggiù) come la band ti rivisita Operator, Speedball Tucker e You don’t mess around with Jim. Pensa che i ragazzi hanno scelto il live in studio per donarti autenticità, hanno selezionato strumenti ad hoc – dal piano gran coda all’Hammond – perchè la pasta delle tue canzoni fosse solida e filante al tempo stesso, hanno scelto le tue cose migliori perchè nei pochi minuti di un cd tocca essere convincenti. Qui c’è un cuore grande così, caro Jim.

http://www.ludomentis.com

D.Z.

01-11-2012

2 Comments »

  1. Alessandro arcuri
    2 novembre 2012 @ 16:19

    Bellissima recensione, uomo! Per me è stata anche una gradevole scoperta, quella di Jim Croce, che mi son messo ad ascoltare con attenzione quando mi hanno ingaggiato per questo progetto…!

  2. FABIO
    2 novembre 2012 @ 18:13

    cIAO DONATO SONO FABIO, L’ARRANGIATORE (E PIANISTA) DEL DISCO.
    sONO FELICISSIMO CHE TI SIA PIACIUTO, è STATO FATTO CON IL CUORE ! mI SON CHIESTO COSA MAI POTREBBE PENSARE JIM DALL’ALDILA’ DI QUELLO CHE ABBIAMO FATTO, E TU DAI UNA RISPOSTA CHE MI PIACE, CHE DIRE SPERIAMO SIA VERAMENTE COSì !!
    gRAZIE ANCORA PER L’ATTENZIONE, A PRESTO!

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