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Incorreggibile divulgatore di buona musica

Molecole n. 51: N_Sambo, Edmondo Romano, Carmine Ioanna

Donato Zoppo

Donato Zoppo

Donato Zoppo, giornalista, autore e conduttore radiofonico, scrive per i magazine “Audio Review” e “Jam”. Dal 2007 conduce sulle frequenze di Radio Città BN il programma Rock City Nights, una delle rubriche rock più seguite on air. È autore di vari libri su nomi storici della musica come King Crimson, Area, PFM, Lucio Battisti e Genesis.
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Prima o poi dovrò fare un censimento dei folletti psichedelici in Italia. Mi vengono in mente personalità di cui si favoleggia da tempo nell’underground tricolore, da Dario Antonetti a Daniele Caputo, da Maurizio Curadi a Ludovico Ellena, con la benedizione di Matteo Guarnaccia. Poi c’è un ragazzo livornese che all’anagrafe si chiama Nico Sambo, ma che grazie al mistico potere dell’underscore si è ribattezzato N_Sambo e ha tirato fuori dal cilindro del cappellaio matto tre dischi molto intriganti. A me piace l’ultimo, il polimorfico Argonauta (Cappuccino Records), che ha tante facce quante sono le canzoni, per quanti sono i personaggi bizzarri qui raccontati. Rocksong isolate in casa Sandoz – complici i contributi di Virginiana Miller e Appaloosa – che guardano a Rocchi e Ferretti, in un melange psych-elettronico aggiornato, curioso e a suo modo personale.
www.nsambo.net

Folletto non lo è per niente, tanto meno psichedelico, eppure il fiatista genovese Edmondo Romano mi fa pensare da sempre a quelle personalità di confine, a quei battitori liberi e spregiudicati alla Lol Coxhill, figure di frontiera che proprio lì, on the border, dividono nettare e ambrosia con i propri ascoltatori. Ho amato il suo Sonno Eliso e ho atteso con interesse il nuovo Missive Archetipe (Felmay), secondo capitolo di una trilogia che all’idea di mistica circolarità del predecessore risponde con una scrittura più composita e articolata: Catullo e Rumi risuonano tra solchi di antiche rotte, voci antiche della memoria come quella di Lina Sastri, abbracci sonori in cui fiati, parole e culture vestono la pelle. In principio era il Verbo.
www.edmondoromano.net

Folletto tra tasti e mantici. Negli ultimi anni, grazie a nomi come Simone Zanchini, Daniele Falasca, Fausto Beccalossi e Vince Abbracciante, la fisarmonica jazz sta conoscendo una rinnovata fortuna. Ultimo nome ad ingrossare le fila di questa schiera, il campano Carmine Ioanna: ventottenne avellinese cresciuto a pane e fisarmonica, già ascoltato con Luca Aquino e La Costituente, Ioanna debutta con Solo (Bonsai Music), dichiaratamente dedicato al suo strumento. Le riletture di Feels So Good di Chuck Mangione e della montemaranese Che Voira sintetizzano il suo orizzonte musicale: un’ispirata opera prima, tra jazz contemporaneo, melodia e tradizione, con la felice ospitata di Aquino e Francesco Bearzatti. Fisa Revolution.
www.carmineioanna.it

D.z.