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Incorreggibile divulgatore di buona musica

Peter Hammill. Fogwalking – Tutti i testi 1971-1980 (PH-VDGG Study Group)

Donato Zoppo

Donato Zoppo

Donato Zoppo, giornalista, autore e conduttore radiofonico, scrive per i magazine “Audio Review” e “Jam”. Dal 2007 conduce sulle frequenze di Radio Città BN il programma Rock City Nights, una delle rubriche rock più seguite on air. È autore di vari libri su nomi storici della musica come King Crimson, Area, PFM, Lucio Battisti e Genesis.
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Peter Hammill poeta rock. Affermazione pacifica, ma proviamo a guardarla da un altro punto di vista: non più quello consueto del musicista rock anomalo per la profondità, le congiunzioni letterarie e filosofiche, l’impatto emotivo, ma quello dell’autore che affida al rock – e alla singolarità dell’esperienza progressive – un testo di elevata dignità poetica. Talmente elevata da reggere in pieno la separazione dalla musica, da godere di piena autonomia.

Peter Hammill. Fogwalking – Tutti i testi 1971-1980 ribadisce quanto affermato nelle varie pubblicazioni dedicate a Bob Dylan, Leonard Cohen, Van Morrison e – per arrivare ad ambienti più vicini a Hammill – anche Pete Sinfield: in alcuni casi la dignità poetica dei testi è tale da poter sostenere una lettura indipendente dal contesto musicale nel quale sono nati. Prendiamo Chameleon in the Shadow Of The Night (1973), In Camera (1974) oppure Over (1977): le riflessioni esistenziali, la qualità e la verticalità degli interrogativi, l’esistenza di spazi testuali che coinvolgono l’ascoltatore (e il lettore…) non tanto perchè risuonano corde profonde ma soprattutto perchè ne stimolano la partecipazione attiva, peculiarità che hanno reso la penna hammilliana unica nel suo genere.

Questo nuovo libro coordinato da Luca Fiaccavento ed Emilio Maestri – colonne del Gruppo di studio dedicato a Van Der Graaf e Hammill – segue la precedente operazione dedicata ai testi del Generatore e si sofferma sulla prima fase dell’attività hammilliana: dal debutto in proprio di Fool’s Mate (1971) al disco-crocevia A Black Box (1980), ultimo atto di un decennio di grande impegno e di progressiva ridefinizione della propria poetica. Come accade per ogni atto di traduzione, gli autori offrono la loro interpretazione: il più possibile fedele allo spirito originale, tanto da utilizzare preziose chiose hammilliane che si rivelano decisive, anche quando lasciano aperte più possibilità ermeneutiche.

Rispetto ai testi per il Generatore, quelli solisti rivelano un Hammill lacerato di fronte ai propri abissi interiori, oppure un poeta vate di fronte ai grandi cambiamenti del decennio: allegorie, critica e memorie di particolare complessità. Un vero e proprio camminare nella nebbia.

www.phvdggstudygroup.it

D.Z.