Quanah Parker: ‘Quanah!’ (Diplodisc)

Il progressive come metafora dell’eterno ritorno? Più che metafora è un’indiscutibile realtà, vista la frequenza e il magnetismo di reunion e comeback. Accanto ai ritorni più altisonanti, spesso figli di calcoli a tavolino, ci sono anche situazioni più “artigianali” e oneste, formazioni di vecchia data che tornano a farsi sentire, spinte non solo dall’interesse del pubblico ma soprattutto dall’urgenza di dire la propria. E’ il caso dei Quanah Parker.

La band guidata dall’eccellente pianista e tastierista Riccardo Scivales fu tra le prime a cimentarsi in una scrittura new prog, in un recupero di certe sonorità all’alba degli anni ’80, quando il post punk e il synth pop dilagavano inarrestabili. Attivi fino al 1985 ma privi di un album che potesse fermare nel tempo e nella memoria la loro esperienza, i QP sono tornati nel 2005 e dopo alcuni anni di assestamento danno alla luce questo interessante album d’esordio, pubblicato dalla Diplodisc di Alessandro Monti. “Quanah!” mette insieme vecchi e nuovi brani, accomunati da una registrazione attuale e soprattutto dalla poetica del gruppo, vicino a un rock sinfonico di ispirazione romantica, con una netta predilezione melodica e un’idea di arrangiamento “leggero”, mai invadente ma sostanzioso e denso di spunti.

Al crocevia tra Yes e Orme, i QP lavorano molto sulle atmosfere, su un linguaggio diretto ma non per questo poco ricercato, anzi la figura “anomala” di Scivales – frequentazioni classiche e grande amore per il rock – incarna perfettamente lo spirito colto della band. Tra i brani dei primi tempi “No time for fears”, “The garden awakes” e “Quanah Parker” sintetizzano meglio obiettivi e moduli del quintetto, agile e lesto nello sviluppo di piccole sequenze sonore caratterizzate dall’alternanza tra melodie cristalline e classici scatti art-rock. Se “Flight” si sposta in territori prossimi al rock-jazz come accadeva in “Tormato”, la superba “Asleep” vira decisa in atmosfere genesisiane, in una sorta di continuità temporale tra vecchi e nuovi QP.

E a proposito di continuità, “Shenn Menn” arriva proprio dalle riprese del 1984, chiudendo un disco che arriva alla fine di un ciclo e all’inizio di una fase nuova. Quanah Parker infatti è alle prese con del nuovo materiale. Bentornati.

http://www.quanahparker.it

 

D.Z.

16-01-2013

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