Close
Incorreggibile divulgatore di buona musica

THE RHYTHM METHOD (diary): 21 giugno 2017

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su email
Email
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su telegram
Telegram

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

‘N’coppa ‘e Surte, Montefusco, h. 19.36. Retro-Jogging-Mania, ovvero: Del Panegirico della Sgambata.

Sono tornato ad una vecchia, vecchissima abitudine. In verità non avevo mai abbandonato del tutto la corsetta mattutina, ma negli ultimi anni si era rarefatta fino a diventare sempre più sporadica, e la cosa proprio non mi andava giù. Allora complice un nuovo regime dietetico e interiore, ho deciso di ricominciare. E sono ripartito come ai vecchi tempi, come quel decennio 1995-2005 in cui la mattina correvo come una lepre, anzi quando avevo la cuffietta nelle orecchie e la musica giusta, tipo Blues Variation degli ELP, zompettavo gaio e lesto come un cerbiatto sulle rocce. Ho ricominciato la mattina presto, come sempre, come piace a me: sveglia alle 6, piccolo rituale del riscaldamento dopo la consueta maledizione per aver dormito poco e benedizione bagnandomi di sole già cocente, vestizione del giovin podista e fuga.

Solo stasera, eccezionalmente, ho corso ad un altro orario e altrove. Se la mattina mi lascio alle spalle i San Giorgio City Limits per inoltrarmi nella campagna di Calvi, oggi pomeriggio mi sono regalato un ritorno alle origini, inerpicandomi ‘N’coppa ‘e Surte, nella verdeggiante selva boschiva su a Montefusco. Sosta parcheggio alla piazzola con la madonnina delle alture, e poi sgambata in agilità su per le curve: poca gente, aria frizzante, tornanti che mettono a dura prova le pedagne e soprattutto profumi di erba, alberi, fiori e mucche (con tanto di campanelli in lontananza).

A proposito di odori, in questo ritorno alla mobilità mattutina, il naso dello Zoppo – che respirando a fondo ha rispalancato tutte le porte della percezione olfattiva – è stato tramortito da una serie di aromi che metterebbero a dura prova anche il più stoico e indifferente dei podisti:
1: la nuvola di caffè. L’aroma più temibile, quello più sensuale. Con una precisazione: mentre degli altri odori ti puoi inebriare, quando senti quello del caffè ti incazzi, perchè mentre stai correndo sudato e appiccicoso, lassù si stanno godendo la prima botta di energia erotica della giornata.
2: le siepi di gelsomini. Fragranza avvolgente, meravigliosa, capace di farti dimenticare la milza che schiatta e i tendini che chiedono una sosta.
3: l’indistinto e malefico bouquet da panificio. Un mix che stordirebbe anche Buddha nel pieno dell’atarassia sotto l’albero di fico: un insieme di cornetti con marmellata, pagnotte belle gonfie e panini all’olio. Tutto nel momento in cui i carboidrati sono i tuoi nemici dichiarati (dalla dieta, perchè nella mia storia personale ho stretto sin da bambino la Santa Alleanza con la Panificazione). Che poi perchè passo sempre davanti alla panetteria è una domanda che dovrei cominciare a farmi.
4: dulcis in fundo, ma è stato un odore occasionale di un paio di mattine fa, proprio quando sono uscito prestissimo: pane con frittata. Credo sia stata la punizione degli Dei dell’Agonismo, inviatami per aver osato correre con troppa indolenza: un effluvio giunto dalla finestra al primo piano della casa di un fravecatore che presumo si stava preparando la sua sana, corroborante e benedetta merenda di metà mattinata.

Sul perchè amo correre bisognerebbe aprire un lunghissimo capitolo e vi rimando a un diario venturo. Per ora posso dire che una cosa bella della sgambata è che ti rimette in ordine i pensieri, ma quando gli Dei del Polpaccio lo decidono, i pensieri possono anche frantumarsi nel disordine più totale. Ebbene ieri nella combinazione ritmica che ogni corridore trova nel momento di massima ispirazione su strada mi è venuta in mente nota per nota la Black Satin di Miles nella versione future-jazz di Bill Laswell, dal Sacro Disco Panthalassa. Già questo è un motivo valido per correre.
Poi mi piace interpretare a mio modo lo spirito della kinhin, la ‘walking meditation’: la mente si fa un attimo da parte e con l’aumento della velocità esplode un torrente irrefrenabile e travolgente di bestemmioni, rabbie represse, parolacce, minacce al genere umano e imprecazioni contro gli Dei del Podismo. Che però con me non si incazzano mai, perchè quando corro dimentico sempre le catene tra terra e cielo, e sento di andare verso l’alto.