Per quanto mi riguarda, il nuovo progressive tedesco significa High Wheel e Versus X. Due modi diversi di rileggere la tradizione prog, più eclettica, elastica e audace quella dei primi, ortodossa e sinfonica quella di Arno Schafer e soci. Dove si collocano i Toxic Smile? In primis nel largo novero dei gruppi dal nome a dir poco opinabile, in secundis nell’ala più “conservatrice” del rock d’arte, quella che ha scelto di rinnovarsi al massimo aprendosi alla cultura hard & heavy.

“7”, il quarto lp della band del tastierista Marek Arnold (coinvolto anche in altre formazioni come Flaming Row e Cyril), ribadisce l’intenzione artistica e la direzione stilistica avviate con il penultimo “I’m your saviour”: art-rock metalleggiante, strutturato tra ritmiche complesse, furori heavy e slanci melodici, confinato in pezzi di media durata mai particolarmente arzigogolati. Classico prog-rock nordeuropeo, fedele alle atmosfere della scuderia Progressive Promotion, dunque non particolarmente brillante nell’inventiva ma costruito bene, persino inattaccabile nei risultati. “From inside out”, “Barefooted man” e “Afterglow”, nel loro proporsi come una versione ariosa dei Dream Theater, fungono bene da brani-manifesto dell’album, che sfodera anche una ballatona (“Love without creation”), con tanto di sax stereotipato.

Il principale difetto – degno contraltare rispetto alla preparazione di Arnold e soci – è l’eccessiva omogeneità di fondo, tanto che “7” ha le sembianze di un album monolitico e poco versatile. In ogni caso, ai completisti del prog e ai curiosi del prog-metal non dispiacerà.

www.toxic-smile.de

d.z.