Walter Gatti: ‘La lunga strada del rock’ (Lindau)

“Quando non ci sono tendenze, desideri, confronti con l'eternità, la produzione si abbassa, la qualità inferiore”. I confronti con l'eternità di cui parla Giorgio Gaber in una delle numerose interviste che compongono La lunga strada del rock sono un'ottima chiave di lettura dell'operazione condotta da Walter Gatti. Rispetto al coevo O casta musica di Fabio Zuffanti, il “pamphlet ribelle” di cui si sta tanto discutendo per la viscerale denuncia al mondo della “malamusica”, la dichiarazione di Gaber colloca Gatti sul versante opposto: non è tanto il mondo losco e traffichino di dj/major/stampa, quanto l'assenza di un dialogo profondo con il talento e con il senso più puro dell'arte, a far morire la musica.


Giornalista di lungo corso e di provata esperienza, Gatti ha raccolto nel suo nuovo libro delle approfondite conversazioni che coprono un ampio lasso di tempo, dai primi anni '80 ai pezzi più recenti. Non c'è solo rock nelle interviste dell'autore, che tira fuori dalla dimensione di nicchia per cultori un Tom Russell e colloca nella giusta luce un Lindo Ferretti, che si sofferma un paio di volte con Venditti ma dichiara candido amore verso Genesis e BB King, Mark Knopfler e Dave Matthews Band.

Le prime tre interviste – Chuck Berry (1988), Crosby Stills & Nash (1983: il primo pezzo!) e Pink Floyd (1994) – presentano ampiamente l'orizzonte culturale, la passione e la sensibilità del nostro, attento a cogliere il senso, le direzioni e l'attimo di eterno dietro ogni parola degli artisti. In particolare la ricerca della spiritualità, il voler cogliere slanci metafisici con rockstar quali Eric Clapton, Kirk Hammett e Phil Collins denota un'interpretazione personale e curiosa dello strumento intervista.

Cercando l'umanità dell'artista dietro la cortina di glamour, fama e vizi, Gatti dipinge un avvincente un affresco su alcuni protagonisti della musica internazionale ed italiana.

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http://www.lindau.it

D.Z.

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14-09-2012

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