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Incorreggibile divulgatore di buona musica

William Shatner: ‘Ponder The Mystery’ (Cleopatra Records)

Donato Zoppo

Donato Zoppo

Donato Zoppo, giornalista, autore e conduttore radiofonico, scrive per i magazine “Audio Review” e “Jam”. Dal 2007 conduce sulle frequenze di Radio Città BN il programma Rock City Nights, una delle rubriche rock più seguite on air. È autore di vari libri su nomi storici della musica come King Crimson, Area, PFM, Lucio Battisti e Genesis.
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La fantascienza e il progressive rock hanno avuto un rapporto di speciale affinità: basta pensare alle ambientazioni suggestive di Yes, Rush, Nektar e Hawkwind per capire come certa letteratura sci-fi abbia influenzato dischi epocali. Dando un’occhiata al chiacchierato ritorno di William Shatner – il celebre capitano Kirk di “Star Trek” – si capisce abbastanza rapidamente che di spazi siderali e poesia kubrickiana ce ne siano pochini… Come d’altronde accaduto nel suo precedente album “Seeking Major Tom”, di cui questo è una replica alquanto fedele pur presentando brani inediti invece di cover.

E’ proprio la presenza di Billy Sherwood a mettere in discussione l’onestà del progetto: l’ex Yes, polistrumentista e produttore di indubbia poliedricità, da tempo è l’uomo di fiducia della Cleopatra Records e il jolly di tutti i dischi prog dell’etichetta. Punto di riferimento per le produzioni della label, dai rinnovati Nektar alle superband tipo Prog Collective e Fusion Syndicate, Billy fa da collettore di un vasto stuolo di ospiti coinvolto anche per Shatner. Il curioso “Ponder The Mystery” vede William come autore dei testi, Sherwood come principale responsabile di musiche, arrangiamenti e strumenti, e ospiti di lusso come Steve Vai, Rick Wakeman, Edgar Froese, Nik Turner, Al Di Meola, Robbie Krieger e molti altri. C’è anche George Duke tra gli special guest e sembra quasi una nemesi storica, visto che il compianto tastierista, protagonista di quella splendida “Inca Roads” zappiana che prendeva per il culo proprio il genere di dischi come “Ponder The Mystery”, suona alla stregua degli altri.

15 brevi pezzi, seriosi e solenni come si confà al ruolo del Capitano Kirk, a cavallo tra rock sinfonico, ambienti floydiani e AOR, come accade in buona parte delle uscite Cleopatra. Shatner non si affranca dal suo passato: noto – e spesso preso in giro… – per non essere un cantante ma un “fine dicitore”, si fa aiutare da Sherwood per le parti melodiche e corali. Più che brutto, un lavoro sostanzialmente inutile, nel quale si salvano solo i tocchi di classe degli ospiti.

www.cleopatrarecords.com

D.Z.