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Incorreggibile divulgatore di buona musica

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The Rhythm Method (8 maggio 2019)

Si chiamava Gaetano. Credo si chiami ancora così. Il cognome non l’ho mai saputo. Credo di non averlo mai chiesto, ai miei occhi avrebbe avuto un’identità più definita perdendo il suo alone epico e glorioso.

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The Rhythm Method (2 maggio 2019)

Mezzo milione di scintille e la musica che gira intorno. Una scrittrice per cui nutro grande ammirazione mi ha chiesto di scrivere la prefazione per il suo nuovo libro. Considerato che si tratta di un’autrice che stimo, che impazzisco per l’editore che pubblicherà il testo, che insieme a me è coinvolto uno dei più amati cantautori italiani e che si parla di quel famoso festivalone rock col fango e l’inno americano stravolto dalla chitarra elettrica, ci sono tutti gli elementi per farmi svolazzare sulla nuvoletta della gioia.   Mi piace tanto firmare prefazioni. È divertente. Ne ho scritte tante, da

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The Rhythm Method: 5 maggio 2018

Ci sono domande che non vorresti ti facessero mai. Sono innumerevoli. Una di queste, tra le più insidiose, è la seguente: “Ma quando scrivi hai un metodo?”. Temibile anche perchè spesso prelude alla seguente, che è la bestia nera delle Minchia Questions: “Che bello scrivere un libro, vorrei farlo anche io, ma come si fa?”…

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THE RHYTHM METHOD [DIARY] 9 giugno 2017

Fasano. 9 giugno 2017, notte fonda, Hotel Sant’Elia. Ho lo zoo di fronte. Come sempre. Anzi, come dal 2008, ma tale è la frequenza fasanese, tali sono le ritualità, l’abitudine e la familiarità, che mi sembra di essere sempre qui. Puntuale, preciso, stabile. Come la selva indistinta di rumori degli animali lassù. Un concentrato di barriti, ruggiti, pigolii, sibili, ragli, cinguettii, ululati, miagolii, squittii, trilli, fischi, friniti, nitriti, grugniti, bramiti, guaiti e gasparriti. Un concentrato strano però: lontano, con episodiche impennate di singole bestie che il buio rende audaci o spaventate, e che la notte rende fragorose perchè isolate, enigmatiche

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Mechanical Butterfly: ‘The Irresistibile Gravity’ (Ma.Ra.Cash Records)

Era da un po’ di tempo che dalla Sicilia non arrivava dell’ottimo prog: dopo formazioni più longeve e blasonate come Malibran e Conqueror, la formula heavy prog dei Mechanical Butterfly raccoglierà curiosità e ascolti. Come per i Conqueror c’è una decisiva presenza femminile nel gruppo, ma la direzione è completamente diversa: i MB immaginano un progressive metal articolato e cangiante, assai vicino al patrimonio del prog-rock storico.

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Oneira: ‘Hyperconscious’ (Musea Records)

Mi ero occupato degli Oneira con curiosità ai tempi di “Natural Prestige”: nonostante le ingenuità tipiche di ogni debutto, la formazione del polistrumentista Filippos Gougomis si collocava in un filone poco battuto in Italia, a cavallo tra prog-rock, hard pomposo e AOR patinato, sulla scia di quegli Everon così influenti per la band. A distanza di quattro anni, il trio torna con “Hyperconscious”, che raccoglie quanto seminato e prova qualche diversivo.

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Inior: ‘Hypnerotomachia’ (BTF)

Quando nel 2011 pubblicai “Prog. Una suite lunga mezzo secolo”, raccolsi svariate critiche sulla copertina. Una cover di cui l’editore era soddisfatto e che in fin dei conti piaceva anche a me, visto che comunicava tutta l’importanza di un genere durato quasi mezzo secolo. Ciò che invece non piacque a molti lettori era quella patina di vecchiume e decadenza che viene ancora oggi imputata al progressive. Ho avuto la stessa sensazione osservando “Hypnerotomachia” degli Inior: la copertina ispirata a una stampa del 1600 del Museum Wormianum potrebbe evocare lo stesso alone “old time” che altrove non crea problemi, ma che

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