THE RHYTHM METHOD (diary): 21 giugno 2017

‘N’coppa ‘e Surte, Montefusco, h. 19.36. Retro-Jogging-Mania, ovvero: Del Panegirico della Sgambata.

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THE RHYTHM METHOD (diary): 13 giugno 2017

Campiglia Marittima, ore 9.35. Stazione triste assolata deserta, direbbe Lindo Ferretti. Ci mancan solo le balle che rotolano tipo distesa arsa e sabbiosa dell'Arizona, diobono.

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THE RHYTHM METHOD [DIARY] 9 giugno 2017

Fasano. 9 giugno 2017, notte fonda, Hotel Sant'Elia. Ho lo zoo di fronte. Come sempre.

Anzi, come dal 2008, ma tale è la frequenza fasanese, tali sono le ritualità, l'abitudine e la familiarità, che mi sembra di essere sempre qui. Puntuale, preciso, stabile. Come la selva indistinta di rumori degli animali lassù. Un concentrato di barriti, ruggiti, pigolii, sibili, ragli, cinguettii, ululati, miagolii, squittii, trilli, fischi, friniti, nitriti, grugniti, bramiti, guaiti e gasparriti. Un concentrato strano però: lontano, con episodiche impennate di singole bestie che il buio rende audaci o spaventate, e che la notte rende fragorose perchè isolate, enigmatiche perchè subito catturate dalle tenebre.

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Mechanical Butterfly: ‘The Irresistibile Gravity’ (Ma.Ra.Cash Records)

Era da un po' di tempo che dalla Sicilia non arrivava dell'ottimo prog: dopo formazioni più longeve e blasonate come Malibran e Conqueror, la formula heavy prog dei Mechanical Butterfly raccoglierà curiosità e ascolti. Come per i Conqueror c'è una decisiva presenza femminile nel gruppo, ma la direzione è completamente diversa: i MB immaginano un progressive metal articolato e cangiante, assai vicino al patrimonio del prog-rock storico.

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Oneira: ‘Hyperconscious’ (Musea Records)

Mi ero occupato degli Oneira con curiosità ai tempi di "Natural Prestige": nonostante le ingenuità tipiche di ogni debutto, la formazione del polistrumentista Filippos Gougomis si collocava in un filone poco battuto in Italia, a cavallo tra prog-rock, hard pomposo e AOR patinato, sulla scia di quegli Everon così influenti per la band. A distanza di quattro anni, il trio torna con "Hyperconscious", che raccoglie quanto seminato e prova qualche diversivo.

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Paesaggi urbani in evoluzione: sul web la mostra di Domenico Cornacchione

DOMENICO CORNACCHIONE: PAESAGGI URBANI IN EVOLUZIONE - SPAZIO VIRTUALE Mostra d'arte contemporanea nel web 5 marzo – 3 aprile 2015 (altro…)

Inior: ‘Hypnerotomachia’ (BTF)

Quando nel 2011 pubblicai "Prog. Una suite lunga mezzo secolo", raccolsi svariate critiche sulla copertina. Una cover di cui l'editore era soddisfatto e che in fin dei conti piaceva anche a me, visto che comunicava tutta l'importanza di un genere durato quasi mezzo secolo. Ciò che invece non piacque a molti lettori era quella patina di vecchiume e decadenza che viene ancora oggi imputata al progressive. Ho avuto la stessa sensazione osservando "Hypnerotomachia" degli Inior: la copertina ispirata a una stampa del 1600 del Museum Wormianum potrebbe evocare lo stesso alone "old time" che altrove non crea problemi, ma che nel prog è continuo fattore di condanna.

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Moraine: ‘Groundswell’ (Moonjune)

La storia del rock è costellata di "beautiful losers". Da Syd Barrett a Jim Croce, da Roky Erickson a Nick Drake, all'ombra delle grandi e longeve band c'è stata una moltitudine di splendidi perdenti, personalità eccezionali andate via troppo perso oppure nascoste agli occhi del grande pubblico. Possiamo assegnare lo status di beautiful losers anche a ottimi gruppi, apprezzati dalla critica ma mai baciati dal meritato successo? E nello specifico, il prolifico Dennis Rea può essere considerato tale?

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Alberto Rigoni: ‘Overloaded’ (Any And All Records)

Dove avevamo lasciato Alberto Rigoni? Difficile dirlo, vista la frenetica attività dell'instancabile bassista veneto: al di là della collaborazione con Alexia, di un endorsement con Alusonic con tanto di signature e della nuova operazione Vivaldi Project (con Mystheria), l'ultimo tassello discografico risale al 2012, ovvero "Three Wise Monkeys".

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Molecole n. 52: Gli Avvoltoi, Plankton Dada Wave, Camera Chiara

Chi vi credete che noi siam. Quando guardi una tribute band o un gruppo che si ispira anche pesantemente al prog, all'hard, al brit e così via, la finzione regna sovrana. Quando invece scopri un complesso - è bene chiamarlo così, entriamo nel ruolo - che si rifà all'estetica beat, ti scappa il sorriso, diventi indulgente, ti fai prendere dallo sculettìo e muovi il caschetto. Credo che il segreto sia l'ingenuità. Quella dei protagonisti del beat italiano, con quella fastidiosissima voglia di accettazione da parte di borghesi e matusa, altro che alterità generazionale. Gli Avvoltoi sono proprio così: un quintetto post-beat talmente "in stile" da far pensare che li abbiano ibernati nel 68. Amagama (Go Down) si pronuncia proprio così, che se nel gergo di Cambridge significava farsi una bella saporita scopata, per la band equivale invece a camera d'eco, wah-wah, tavolette acide nel tè, Lewis Carroll e i Rokes. Disco delizioso, ci sono anche Dome La Muerte, i Kinks nomadizzati e due pezzi che, guarda un po', si chiamano Federica e Isabel. Proprio come i due nomi di mia figlia. https://it-it.facebook.com/gliavvoltoi

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