Molecole n. 51: N_Sambo, Edmondo Romano, Carmine Ioanna

Prima o poi dovrò fare un censimento dei folletti psichedelici in Italia. Mi vengono in mente personalità di cui si favoleggia da tempo nell'underground tricolore, da Dario Antonetti a Daniele Caputo, da Maurizio Curadi a Ludovico Ellena, con la benedizione di Matteo Guarnaccia. Poi c'è un ragazzo livornese che all'anagrafe si chiama Nico Sambo, ma che grazie al mistico potere dell'underscore si è ribattezzato N_Sambo e ha tirato fuori dal cilindro del cappellaio matto tre dischi molto intriganti. A me piace l'ultimo, il polimorfico Argonauta (Cappuccino Records), che ha tante facce quante sono le canzoni, per quanti sono i personaggi bizzarri qui raccontati. Rocksong isolate in casa Sandoz - complici i contributi di Virginiana Miller e Appaloosa - che guardano a Rocchi e Ferretti, in un melange psych-elettronico aggiornato, curioso e a suo modo personale. www.nsambo.net

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12-12-2014

Hedersleben: ‘Die Neuen Welten’ (Hedersleben)

Forever lost in space and time. Un motto azzeccato ed efficacissimo per gli Hedersleben, alfieri californiani dello space-rock che attaccano il jack, si scaldano le dita, si guardano negli occhi, si sintonizzano e saltano, smarriti nel tempo e nello spazio in un incessante flusso sonoro. E' questa la condizione tipica di ogni formazione di rock cosmico e anche il quintetto di Oakland non è da meno: anzi, nel caso degli Hedersleben il battesimo del fuoco con l'intramontabile Nik Turner è stato un autentico passaggio di testimone.

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12-12-2014

Flaming Row: ‘Mirage – A portrayal of figures’ (PRR)

Roba grossa, importante, di quelle da prendere o lasciare. Di quelle che se sei un fan duro e puro, poco disposto a guardare al di fuori del genere, ti ecciti a dismisura; ma se sei un denigratore, userai questo disco per smerdare quarant'anni di onesta musica. Presentazione altisonante per un disco altisonante, ovvero il nuovo lavoro dei Flaming Row, formazione tedesca che per l'occasione sfodera un concept fantascientifico con ospiti e grandiosità varie.

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10-12-2014

Molecole n. 50: Paolo Apollo Negri, Classica Orchestra Afrobeat, Athene Noctua

Quale sia il suo segreto proprio non lo so, ma di sicuro se Paolo Apollo Negri dovesse partecipare alle Olimpiadi del Funk, i suoi amati tasti d'avorio andrebbero dritti dritti sul podio. Hello World (Hammond Beat) è il suo quarto album solista, con un paio di novità che suggellano un passo in avanti nella sua fitta discografia: in primis Apollo ha la sua band, un terzetto rock-jazz nero e pulsante aperto - anzi spalancato - alle possibili variazioni sul tema del funk; in secondo luogo, qualche special guest non manca mai, ovvero Noel McKoy (James Taylor Quartet) e lo zappiano Bob Harris. Il risultato è come sempre eccellente, e probabilmente la nuova chiave per capire il segreto di Apollo è in copertina: la testa a mo' di monitor e un castello di tastiere che lo circondano la dicono lunga su cosa circoli indisturbato nella sua capoccia. www.apollonegri.com

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08-12-2014

Poil: ‘Brossaklitt’ (AltrOck)

Sprofondiamo nell'artwork. Questa sorta di grande tela che compone il libretto del cd, un paesaggio mutante tra Grosz, Guarnaccia e Cal Schenkel con donne lascive, peni dappertutto, accoppiamenti bastardi, uomini lupo e Tanit dalle cento mammelle, la dice lunga sul magma sonoro che i Poil scaraventano sull'ascoltatore. Si tratta di un trio alla ELP, tastiere-basso-batteria, ma di grandiosità sinfoniche e piroette virtuosistiche c'è ben poco: "Brossaklitt" è un lavoro ibrido e scoppiettante che unisce generi alti e bassi tra torsioni soniche e tanta trasgressione, portando in casa AltrOck la falsariga di un predecessore assai apprezzato ("Dins o Cuol" del 2011, distribuito dalla stessa label di Marinone).

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08-12-2014

Merging Cluster: ‘Merging Cluster’ (autoprod.)

Band molto interessante i Biofonia. Chi ha seguito con attenzione certe evoluzioni prog-rock nell'ultimo decennio avrà sicuramente incontrato la formazione fiorentina: oggi progetto acustico ma dal 2001 band intelligente nel coniugare prog, canzone e svariate influenze rock. La componente strettamente progressive è diventata oggi esclusivo appannaggio dei Merging Cluster, nuova band che vede due colonne dei Biofonia, ovvero il vocalist Gabriele Marconcini e il tastierista Emiliano Galli.

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11-11-2014

Il Tempio delle Clessidre: ‘alieNatura’ (Black Widow)

Tra le formazioni attive negli ultimi anni, insieme ai Gran Turismo Veloce, ai rinnovati Syndone, alla Coscienza di Zeno e pochi altri, i ragazzi del Tempio delle Clessidre hanno mostrato una particolare tenacia, una precisa direzione artistica e una gran voglia di live, diventando così un piccolo ma significativo motivo di orgoglio nazionale. Il disco d'esordio "Il tempio delle clessidre", complice la presenza di Lupo Galifi del Museo Rosenbach, aveva suscitato l'interesse dei più nostalgici: la prima sostanziale novità del sequel "alieNatura" è proprio un'altra voce, quella di Francesco Ciapica.

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10-10-2014

Spoke Of Shadows: ‘Spoke Of Shadows’ (Firepool Records)

Negli ultimi anni, parallelamente a un'attività dei Djam Karet più rarefatta (e ahimè, priva del fascino dei vecchi tempi), l'etichetta Firepool Records si sta candidando a 'working label' dedicata a proposte più sperimentali, legate in qualche modo all'estetica e al modus operandi Karet. L'ultimo titolo pubblicato è a cura del duo Spoke Of Shadows: un progetto che si presenta immediatamente ispirato alle atmosfere care ai ProjeKcts frippiani e alle esperienze avant-prog.

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08-10-2014

Zion: ’9P – Nove Pianeti’ (Zion)

Nella sua esperienza storica, il progressive ha conosciuto alcuni codici che, più di altri, hanno contribuito alla sua affermazione e alla sua durevolezza. Uno di questi è la suite concettuale, la composizione di lunga durata estesa a un intero disco e caratterizzata da una uniformità narrativa tipica del rock d'arte anni '60/'70. Il fascino di tale forma compositiva è talmente forte da calamitare tuttora giovani formazioni, come accaduto agli Zion.

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04-10-2014

Agusa: ‘Hogtid’ (Transubstans)

Una copertina in puro stile psichedelico - una sorta di mandala fatto di corrispondenze speculari - non fa che rimandare a un'estetica ormai scomparsa, quella degli anni '70 che gli Agusa recuperano in pieno con il loro debutto, omaggio ai tempi che furono ma anche ipotesi di incontro di due culture. Da una parte la dimensione lisergica, che investe corpo, sensi e mente in una danza vorticosa, dall'altra la lettura progressive, più razionale, meditata e accorta negli accostamenti e nelle connessioni: al centro un sound vivo, pulsante, derivativo ma non per questo privo di interesse.

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26-09-2014