Logos: ‘L’enigma della vita’ (Andromeda Relix)

Gli anni '90 e la decade successiva non sono stati ancora storicizzati ma chi vorrà prendersi la briga di rileggere il new prog dell'ultimo ventennio potrà utilizzare i Logos come cartina di tornasole, come vicenda rappresentativa di speranze, tensioni e risultati di tanti musicisti neoprogressive. Attiva dal 1996, la band veronese nasce come cover band delle Orme - lo schieramento a terzetto favorisce l'omaggio ai celebri conterranei - e si evolve come tribute band a tutto tondo, ferma restando la voglia di intraprendere un proprio percorso compositivo. Quest'ultimo vede la luce con l'esordio "Logos" (1999) e l'immediato seguito "Asrava" (2001), entrambi autoprodotti.

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20-08-2014

Matteo guarnaccia: ‘Sciamani. Istruzioni per l’uso’ (Shake)

Tempo, volontà, consapevolezza. Provate a tracciare le differenze tra le pratiche iniziatiche tradizionali e il folleggiante mondo della psichedelia giovanile dagli anni '60 ad oggi, e troverete nelle tre paroline iniziali una possibile chiave di lettura. L'esoterismo ci insegna che per giungere ad altri stati di coscienza, per saggiare nuovi livelli dell'essere, è necessario un lungo, complesso e accidentato percorso, riservato a pochi e meritevoli, con occhi nuovi e disponibilità esperienziali messe alla prova. La sfavillante epopea psichedelica arriva agli stessi risultati con il volo magico dell'acido, con lo strumento lisergico che guida accelerando il grande drop out: René Guenon sarebbe inorridito, ma la disinvolta politica gnostica di Timothy Leary ha sintetizzato bene la tensione di una generazione, quella del "we want the world and we want it now", vogliosa di conoscenza e liberazione ora, tutta, subito. Matteo Guarnaccia ha saputo muoversi egregiamente a metà del guado, raccontando con ironia, con vena dissacrante e iconoclasta e con l'ausilio della sua visionaria arte grafica, i rapporti tra questi due fenomeni, così vicini e complementari ma così lontani negli strumenti.

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20-08-2014

Freeway Jam: ‘Piccoli Mondi’ (FreeMood)

Quando pensiamo al progressive, spesso torna alla mente un'idea di continuum spazio-temporale, un flusso nel quale le consuete scansioni cronologiche vanno a farsi benedire, un regno in cui dominano incontrastati i dischi, a prescindere dalle date di uscita. Accade così che un'ottima band si faccia ascoltare con un frizzante album di debutto nel 2002 e che torni indisturbata, come se nulla fosse, una dozzina d'anni dopo. Parliamo dei Freeway Jam.

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19-08-2014

Seasons Of Time: ‘Closed Doors To Open Plains’ (PPR)

17 anni. Un lunghissimo periodo di assenza per i Seasons Of Time, che debuttarono nel 1997 con "Behind the mirror" per poi rientrare nei ranghi, in silenzio e in attesa di avere qualcosa di nuovo da dire. Sarà per questa lunga vacatio che il loro nuovo "Closed doors to open plains" si presenta abbondante e pieno di musica: sedici pezzi sono un'enormità per un album prog, ma una possibile normalità per un disco che guarda a modelli più contigui alla forma-canzone come i Pink Floyd, i Marillion di Steve Hogarth, certi Eloy e Alan Parsons.

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16-08-2014

Djam Karet: ‘Regenerator 3017′ (HC Productions)

Li avevamo lasciati a "The Trip": una suite di jam rock che ha rappresentato il momento più critico della lunga fase di stallo dei Djam Karet. Uno stallo per modo di dire, visto che la longeva band americana ha conservato un livello creativo costantemente elevato, ma è anche vero che negli ultimi anni Gayle Ellett e soci sono stati piuttosto avari di guizzi geniali e di sorprendenti affreschi sonori come in passato. "Regenerator 3017", probabilmente per l'approccio celebrativo, punta a risollevarne le sorti e a rievocare i migliori momenti di un'autentica istituzione dell'underground internazionale.

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13-08-2014

Magenta: ‘The Twenty Seven Club’ (Tigermoth Records)

Il progressive rock ha da sempre avuto nella grandiosità delle intenzioni e dei risultati il principale elemento costitutivo, prova ne sono le suite e i concept album con i quali il genere ha cercato di nobilitare il rock, candidandosi come corrente colta, aristocratica ed evoluta. Nella maggior parte dei casi tali opere hanno guardato oltre il panorama rock, addirittura fuori dagli ambiti musicali, per confrontarsi con la letteratura, l'arte o la filosofia. Ecco perchè il nuovo disco dei Magenta incuriosisce subito: "The Twenty Seven Club" è un concept dedicato al club dei ventisettenni, ovvero le rockstar morte a 27 anni. Parliamo di Jimi Hendrix, Brian Jones, Janis Joplin, Kurt Cobain, Jim Morrison e il meno celebrato Alan Wilson dei Canned Heat. Un concept rock che guarda se stesso, che entra nelle pieghe più oscure della propria storia: tra discese negli abissi e gloria imperitura, tra fama e devianza, tra splendori e desolazione.

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12-08-2014

Greenwall: ‘Zappa Zippa Zuppa Zeppa’ (Electromantic)

Quando ascolti i Greenwall sai che sei sempre di fronte a un gruppo che ha qualcosa da dire. Qualcosa di importante. Per questo motivo, i primi ascolti del nuovo album li ho lasciati vagare lì, liberi e senza guinzaglio, in quella terra di nessuno dove c'è solo musica: niente copertina, niente liner notes, niente comunicati stampa, insomma nessuna indicazione che potesse fare chiarezza. La sensazione immediata, divenuta poi persistente, è che "Zappa Zippa Zuppa Zeppa!" sia un disco di contrasti e risoluzioni, di transizione e approdo, di disordine e ricomposizione.

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09-08-2014

Fatal Fusion: ‘The Ancient Tale’ (Karisma Records)

Una copertina del genere - una leggiadra vestale con diadema lunare che, tra le nubi, affronta impavida un carro di tempestosi puledri - rimanda inesorabilmente al fantasy metal più ruspante; un nome del genere potrebbe essere candidato senza problemi agli Oscar dei monicker più improbabili; un titolo come "The ancient tale" va a competere direttamente sul terreno tutto muscoli e ugole squillanti di Rhapsody e compagnia bella.

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08-08-2014

D’Accord :’III’ (Karisma Records)

Artwork mistico-psichedelico e provenienza geografica la dicono lunga. I norvegesi D’Accord attingono a piene mani dal mondo sotterraneo del primo prog britannico, da Gnidrolog e Cressida, da Gracious e Spring, confezionando un terzo disco deciso e sentito. Chi li segue da un po' di tempo ha ben chiara la situazione: nessuna titubanza nel rifarsi ad un sound passatista, anzi proprio questa serenità nell'approccio - senza complessi di inferiorità o manie di persecuzione - consente ai D'Accord di lavorare indisturbati al loro onesto e per nulla disincantato prog-rock d'annata.

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06-08-2014

Taproban: ‘Strigma’ (Musea Records)

"Buone cose di pessimo gusto". Credo che la definizione di kitsch più efficace sia proprio quella di Guido Gozzano, che consapevolmente o meno è stata accostata tante volte ai gruppi progressive, in particolare quelli delle generazioni più recenti. Non che i Taproban siano kitsch, ma l'estetica rock dal post-punk in avanti ha respinto in toto i possibili accostamenti tra rock e aree di interesse extra musicale (dalla filosofia all'arte pittorica): con il risultato che se oggi un gruppo propone suite, concept e opere rock, la condanna è dietro l'angolo.

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05-08-2014