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Incorreggibile divulgatore di buona musica

Articoli

Spoke Of Shadows: ‘Spoke Of Shadows’ (Firepool Records)

Negli ultimi anni, parallelamente a un’attività dei Djam Karet più rarefatta (e ahimè, priva del fascino dei vecchi tempi), l’etichetta Firepool Records si sta candidando a ‘working label’ dedicata a proposte più sperimentali, legate in qualche modo all’estetica e al modus operandi Karet. L’ultimo titolo pubblicato è a cura del duo Spoke Of Shadows: un progetto che si presenta immediatamente ispirato alle atmosfere care ai ProjeKcts frippiani e alle esperienze avant-prog.

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Zion: ‘9P – Nove Pianeti’ (Zion)

Nella sua esperienza storica, il progressive ha conosciuto alcuni codici che, più di altri, hanno contribuito alla sua affermazione e alla sua durevolezza. Uno di questi è la suite concettuale, la composizione di lunga durata estesa a un intero disco e caratterizzata da una uniformità narrativa tipica del rock d’arte anni ’60/’70. Il fascino di tale forma compositiva è talmente forte da calamitare tuttora giovani formazioni, come accaduto agli Zion.

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Agusa: ‘Hogtid’ (Transubstans)

Una copertina in puro stile psichedelico – una sorta di mandala fatto di corrispondenze speculari – non fa che rimandare a un’estetica ormai scomparsa, quella degli anni ’70 che gli Agusa recuperano in pieno con il loro debutto, omaggio ai tempi che furono ma anche ipotesi di incontro di due culture. Da una parte la dimensione lisergica, che investe corpo, sensi e mente in una danza vorticosa, dall’altra la lettura progressive, più razionale, meditata e accorta negli accostamenti e nelle connessioni: al centro un sound vivo, pulsante, derivativo ma non per questo privo di interesse.

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Distillerie di Malto: ‘Suono!’ (Musea Records)

Ricordo con affetto e piacere le Distillerie Di Malto. Era il 2001 – anno particolarmente felice per il prog italiano – e la band abruzzese debuttava con “Il manuale dei piccoli discorsi”: un album d’esordio indebitato con la grande tradizione italiana e inglese ma non per questo sgradevole. Tutt’altro: i ragazzi avevano un approccio onesto, sicuramente ingenuo ma positivo, come gran parte dei gruppi che si muovevano all’alba del nuovo millennio.

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Crac Edizioni tra rock in italiano e folk metal

Sono un lettore appassionato e attento dei libri pubblicati da Crac Edizioni. Trovo che la piccola ma battagliera casa editrice anconetana meriti attenzione per la passione, l’accuratezza delle grafiche, la voglia di occuparsi di segmenti di nicchia o di nomi di culto senza per questo investire tutto sul sensazionalismo. Ci sono però alcuni titoli sui quali ho alcune riserve, due in particolare.

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Donne e rock, cartoline e icone: Angelo Fuschetto e Fausto Gilberti

Un professore sannita a riposo, erudito, storico locale e collezionista. Un disegnatore bresciano quarantenne, ammalato inguaribile di rock, che trascorre le notti tra china e vinile. Cosa possono avere in comune Angelo Fuschetto e Fausto Gilberti? Nulla. Assolutamente nulla. Eppure i due testi che segnaliamo alla vostra attenzione hanno nella centralità dell’immagine e nell’attenzione al valore simbolico della stessa un trait d’union molto forte.

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PropheXy: ‘Improvviso’ (Musea Records)

Non ci avevo mai fatto caso: tutti e cinque i membri dei PropheXy indossano gli occhiali. Fossero stati gli anni ’70/’80, epoca di stereotipi duri a morire, qualcuno avrebbe parlato di gruppo “quattr’occhi”, di band di studentelli, di ensemble palloso di pseudo intellettuali. E sarebbe stato un grosso errore, perchè la band bolognese è tra le più interessanti in Italia a coniugare l’asperità e l’arrangiamento sofisticato con l’immediatezza e la grinta.

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FEM: ‘Sulla bolla di sapone’ (AltrOck)

Ho scoperto i FEM (Forza Elettro Motrice: un nome, una garanzia…) con il loro EP “Epsilon”: un esordio che, nonostante alcune ingenuità, aveva mostrato un grosso potenziale, destinato solo a migliorare. Il nuovo album “Sulla bolla di sapone” conferma questa sensazione e ribadisce il talento di una giovane band, una di quelle che hanno dalla loro il famoso “qualcosa da dire”. Per dirlo fanno affidamento a un concept: modulo rischioso come sempre, affrontato con discrezione ispirandosi a “Auf den Seifenblase”, ovvero “Sulla bolla di sapone” (1887), un racconto di Kurd Lasswitz, icona tedesca della Science-Fiction.

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Sprits Burning & Bridget Wishart: ‘Make Believe It Real’ (Gonzo)

Un giorno, nel migliore dei mondi possibili, assisteremo alla rivalutazione di un musicista come Don Falcone. Per ora accontentiamoci che il nostro sia confinato al rango di artista di culto, uno status probabilmente voluto dallo stesso Falcone, che barricatosi dietro il suo sontuoso parco-tastiere e dietro monitor e pc opera da grande regista di operazioni space-rock. Una di queste si chiama Spirits Burning.

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Accordo dei Contrari: ‘ADC’ (AltrOck)

Dalla sua nascita, il progressive è figlio dei gruppi. Delle “unità compositive ed esecutive collettive”, per citare Franco Fabbri, uno che le dinamiche interne e le pratiche musicali dei gruppi le conosce e le studia approfonditamente. Rispetto ai suoi padri nobili, il prog contemporaneo ha un po’ smarrito la dimensione del gruppo: le opportunità di manipolazione in studio e le rare occasioni di cimentarsi con il concerto producono dischi al pari di clonazioni, non più frutto di sinergie umane ma veri e propri puzzle. Una bella eccezione è offerta dal nuovo disco dell’Accordo dei Contrari.

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