Close
Incorreggibile divulgatore di buona musica

Articoli

Poil: ‘Brossaklitt’ (AltrOck)

Sprofondiamo nell’artwork. Questa sorta di grande tela che compone il libretto del cd, un paesaggio mutante tra Grosz, Guarnaccia e Cal Schenkel con donne lascive, peni dappertutto, accoppiamenti bastardi, uomini lupo e Tanit dalle cento mammelle, la dice lunga sul magma sonoro che i Poil scaraventano sull’ascoltatore. Si tratta di un trio alla ELP, tastiere-basso-batteria, ma di grandiosità sinfoniche e piroette virtuosistiche c’è ben poco: “Brossaklitt” è un lavoro ibrido e scoppiettante che unisce generi alti e bassi tra torsioni soniche e tanta trasgressione, portando in casa AltrOck la falsariga di un predecessore assai apprezzato (“Dins o Cuol” del 2011,

Leggi tutto »

Merging Cluster: ‘Merging Cluster’ (autoprod.)

Band molto interessante i Biofonia. Chi ha seguito con attenzione certe evoluzioni prog-rock nell’ultimo decennio avrà sicuramente incontrato la formazione fiorentina: oggi progetto acustico ma dal 2001 band intelligente nel coniugare prog, canzone e svariate influenze rock. La componente strettamente progressive è diventata oggi esclusivo appannaggio dei Merging Cluster, nuova band che vede due colonne dei Biofonia, ovvero il vocalist Gabriele Marconcini e il tastierista Emiliano Galli.

Leggi tutto »

Il Tempio delle Clessidre: ‘alieNatura’ (Black Widow)

Tra le formazioni attive negli ultimi anni, insieme ai Gran Turismo Veloce, ai rinnovati Syndone, alla Coscienza di Zeno e pochi altri, i ragazzi del Tempio delle Clessidre hanno mostrato una particolare tenacia, una precisa direzione artistica e una gran voglia di live, diventando così un piccolo ma significativo motivo di orgoglio nazionale. Il disco d’esordio “Il tempio delle clessidre”, complice la presenza di Lupo Galifi del Museo Rosenbach, aveva suscitato l’interesse dei più nostalgici: la prima sostanziale novità del sequel “alieNatura” è proprio un’altra voce, quella di Francesco Ciapica.

Leggi tutto »

Spoke Of Shadows: ‘Spoke Of Shadows’ (Firepool Records)

Negli ultimi anni, parallelamente a un’attività dei Djam Karet più rarefatta (e ahimè, priva del fascino dei vecchi tempi), l’etichetta Firepool Records si sta candidando a ‘working label’ dedicata a proposte più sperimentali, legate in qualche modo all’estetica e al modus operandi Karet. L’ultimo titolo pubblicato è a cura del duo Spoke Of Shadows: un progetto che si presenta immediatamente ispirato alle atmosfere care ai ProjeKcts frippiani e alle esperienze avant-prog.

Leggi tutto »

Zion: ‘9P – Nove Pianeti’ (Zion)

Nella sua esperienza storica, il progressive ha conosciuto alcuni codici che, più di altri, hanno contribuito alla sua affermazione e alla sua durevolezza. Uno di questi è la suite concettuale, la composizione di lunga durata estesa a un intero disco e caratterizzata da una uniformità narrativa tipica del rock d’arte anni ’60/’70. Il fascino di tale forma compositiva è talmente forte da calamitare tuttora giovani formazioni, come accaduto agli Zion.

Leggi tutto »

Agusa: ‘Hogtid’ (Transubstans)

Una copertina in puro stile psichedelico – una sorta di mandala fatto di corrispondenze speculari – non fa che rimandare a un’estetica ormai scomparsa, quella degli anni ’70 che gli Agusa recuperano in pieno con il loro debutto, omaggio ai tempi che furono ma anche ipotesi di incontro di due culture. Da una parte la dimensione lisergica, che investe corpo, sensi e mente in una danza vorticosa, dall’altra la lettura progressive, più razionale, meditata e accorta negli accostamenti e nelle connessioni: al centro un sound vivo, pulsante, derivativo ma non per questo privo di interesse.

Leggi tutto »

Distillerie di Malto: ‘Suono!’ (Musea Records)

Ricordo con affetto e piacere le Distillerie Di Malto. Era il 2001 – anno particolarmente felice per il prog italiano – e la band abruzzese debuttava con “Il manuale dei piccoli discorsi”: un album d’esordio indebitato con la grande tradizione italiana e inglese ma non per questo sgradevole. Tutt’altro: i ragazzi avevano un approccio onesto, sicuramente ingenuo ma positivo, come gran parte dei gruppi che si muovevano all’alba del nuovo millennio.

Leggi tutto »

Crac Edizioni tra rock in italiano e folk metal

Sono un lettore appassionato e attento dei libri pubblicati da Crac Edizioni. Trovo che la piccola ma battagliera casa editrice anconetana meriti attenzione per la passione, l’accuratezza delle grafiche, la voglia di occuparsi di segmenti di nicchia o di nomi di culto senza per questo investire tutto sul sensazionalismo. Ci sono però alcuni titoli sui quali ho alcune riserve, due in particolare.

Leggi tutto »

Donne e rock, cartoline e icone: Angelo Fuschetto e Fausto Gilberti

Un professore sannita a riposo, erudito, storico locale e collezionista. Un disegnatore bresciano quarantenne, ammalato inguaribile di rock, che trascorre le notti tra china e vinile. Cosa possono avere in comune Angelo Fuschetto e Fausto Gilberti? Nulla. Assolutamente nulla. Eppure i due testi che segnaliamo alla vostra attenzione hanno nella centralità dell’immagine e nell’attenzione al valore simbolico della stessa un trait d’union molto forte.

Leggi tutto »

PropheXy: ‘Improvviso’ (Musea Records)

Non ci avevo mai fatto caso: tutti e cinque i membri dei PropheXy indossano gli occhiali. Fossero stati gli anni ’70/’80, epoca di stereotipi duri a morire, qualcuno avrebbe parlato di gruppo “quattr’occhi”, di band di studentelli, di ensemble palloso di pseudo intellettuali. E sarebbe stato un grosso errore, perchè la band bolognese è tra le più interessanti in Italia a coniugare l’asperità e l’arrangiamento sofisticato con l’immediatezza e la grinta.

Leggi tutto »