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Incorreggibile divulgatore di buona musica

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D’Accord :’III’ (Karisma Records)

Artwork mistico-psichedelico e provenienza geografica la dicono lunga. I norvegesi D’Accord attingono a piene mani dal mondo sotterraneo del primo prog britannico, da Gnidrolog e Cressida, da Gracious e Spring, confezionando un terzo disco deciso e sentito. Chi li segue da un po’ di tempo ha ben chiara la situazione: nessuna titubanza nel rifarsi ad un sound passatista, anzi proprio questa serenità nell’approccio – senza complessi di inferiorità o manie di persecuzione – consente ai D’Accord di lavorare indisturbati al loro onesto e per nulla disincantato prog-rock d’annata.

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Taproban: ‘Strigma’ (Musea Records)

“Buone cose di pessimo gusto”. Credo che la definizione di kitsch più efficace sia proprio quella di Guido Gozzano, che consapevolmente o meno è stata accostata tante volte ai gruppi progressive, in particolare quelli delle generazioni più recenti. Non che i Taproban siano kitsch, ma l’estetica rock dal post-punk in avanti ha respinto in toto i possibili accostamenti tra rock e aree di interesse extra musicale (dalla filosofia all’arte pittorica): con il risultato che se oggi un gruppo propone suite, concept e opere rock, la condanna è dietro l’angolo.

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Skanners, The Black, Vanadium: tre libri della Crac Edizioni

Lunga vita al metallo italiano. A differenza del progressive anni ’70, nato e cresciuto in pompa magna grazie a un contesto storico e sociale più favorevole all’ingresso del rock d’oltremanica (ma anche all’unicità di formazioni inimitabili come PFM, Banco, Area, Orme, Osanna etc.), l’heavy metal tricolore ha avuto maggiori difficoltà di affermazione, non ha goduto di ampi spazi mediatici, ha sofferto il progressivo decadimento dell’industria discografica, e naturalmente si è scontrato con una cultura musicale nazionale poco disposta alle sonorità più aggressive e taglienti dell’hard. Questa riflessione accomuna tre testi pubblicati da Crac Edizioni, casa editrice indipendente anconetana che, insieme

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Secret Tales: ‘L’antico regno’ (Black Widow)

Quando mi occupo di Black Widow, finisco inevitabilmente col parlare di “Black Widow sound”. Come accaduto con le grandi etichette del passato, dalla Motown alla Vertigo, il lavoro dietro alla selezione e alla cura di una scuderia è preciso, meticoloso: BWR da anni si occupa di un lotto di artisti accomunati dalle sonorità fosche, tenebrose e affezionate all’estetica vintage. Il disco d’esordio dei Secret Tales ha un significato speciale: l’ascolto di “L’antico regno” sembra voler chiudere il cerchio aperto una ventina d’anni fa con l’opera prima dei Dunwich (debutto anche per BWR) e al tempo stesso rilanciare un’attività oramai apprezzata

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The Rhythm Method (diary): 22 giugno 2014

Oggi ho visitato un cimitero. Complice il tran tran di un ingolfato fine settimana, complici le ruote dell’auto malandrine che ci hanno scarrozzato – annusando il nostro smodato bisogno di sospensione – fin su in montagna mentre la pupa implacabile metteva e ferro e fuoco casa dei nonni, ci siamo ritrovati alle porte di un cimitero. Luogo che conosco molto bene, visto che lì è sepolta mia nonna Germana, alla quale ero affezionatissimo, scomparsa nel 2000.

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Conqueror: ‘Stems’ (Ma.Ra.Cash)

The everchanging Conqueror. I ragazzi siciliani, ormai attivi da un ventennio, sono tra i pochi ad aver coniugato l’istanza prima del progressive – il cambiamento, l’evoluzione, la progressione – con l’esigenza di non snaturare la propria proposta conservandone immutati i tratti somatici. La loro discografia, giunta al quinto titolo, è un buon esempio di “preservation through change”. “Madame Zelle” era probabilmente la loro vetta, un album concettuale che li vedeva alle prese con una vicenda avventurosa capace di ispirare scelte di campo anche sorprendenti. Avvertendo nuovamente il bisogno di svolta, alimentato anche dalla partecipazione a vari tribute-album (Pink Floyd, Steve

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The Rhythm Method (diary): 22 maggio 2014

Da quando sono entrato nella casa nuova, a pochi chilometri da Benevento, il disco che più di ogni altro la sta riempiendo è Laughing Stock dei Talk Talk. E’ un fatto di magia: è bellissimo sentire come le pareti squadrate e le misure limitate di un appartamento si aprano sconfinate grazie a questa musica densa di silenzi, sfumature, sospiri, rallentamenti e ripartenze.

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Il Fauno di Marmo: ‘Canti, racconti e battaglie’ (Andromeda Relix)

Nomen omen. Un tempo si chiamavano The Rebus, nome enigmatico che non palesava grosse adesioni stilistiche, ma se il cambio è con Il Fauno di Marmo, se il titolo del nuovo disco è “Canti, racconti e battaglie”, se in back cover compare Castel del Monte e l’etichetta è Andromeda Relix, è certo che siamo in casa del più classico prog-rock italiano anni ’70.

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Metà oscure e cuori pedoni: due nuovi libri su Pink Floyd e Van Der Graaf

Metà oscure e cuori pedoni. E al centro, il dramma dell’identità. Pur facendo parte della medesima temperie sonora e culturale, quella della prima metà degli anni ’70, è difficile accostare e considerare simili o affini due album come The Dark Side Of the Moon e Pawn Hearts. Lussureggiante, diretto e patinato il primo, aspro, doloroso e visionario il secondo. Eppure un elemento in comune c’è: l’indagine e l’introspezione sull’essere umano. Due libri approfondiscono questa componente.

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