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Incorreggibile divulgatore di buona musica

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The Rhythm Method (diary): 22 maggio 2014

Da quando sono entrato nella casa nuova, a pochi chilometri da Benevento, il disco che più di ogni altro la sta riempiendo è Laughing Stock dei Talk Talk. E’ un fatto di magia: è bellissimo sentire come le pareti squadrate e le misure limitate di un appartamento si aprano sconfinate grazie a questa musica densa di silenzi, sfumature, sospiri, rallentamenti e ripartenze.

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The Rhythm Method (diary): 17 marzo 2014

“I saldi continuano all’interno”. Un giorno dovrò prendermi la briga di scrivere un libro sul magico mondo delle vetrine, delle insegne e di tutto il microcosmo che ruota intorno all’onomastica commerciale. Roba che sfida ogni logica, che supera reale e razionale in un sol colpo, che servirebbe Hegel per decifrare. Anche se a volte basterebbe una semplice maestra elementare. Il cartellino visto poco fa prima di entrare in radio, appiccicato alla vetrina di un negozio di vestiti, suscita numerose domande, una su tutte: se non ci fosse stato, i saldi sarebbero stati praticati sulla soglia? Qui si entra nel metafisico,

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The Rhythm Method (diary): 9 febbraio 2014

Piove. Cielo biancastro sporco e lanuginoso, pioggia battente sulla lamiera in movimento. Irpinia grigia e maledetta, quanto sei bella quando il cielo è terso e ti illumini di verde, quanto sei stronza quando la mandi a catinelle, poi ti lamenti che un sacco di gente chiama Avellino “Il pisciatoio d’Italia”. Mi hai sorpreso nel tuo languido abbraccio di questa domenica mattina, proprio quando stavo schizzando a motore rombante verso Napoli a prelevare le mie due cucciole (sì perchè lo è anche la grande, non solo la piccola che è cucciola in pectore) e mi hai schiaffeggiato con questa caterva d’acqua

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The Rhythm Method (diary): 24 dicembre 2013

Che strana vigilia di Natale. Stamattina mi sono svegliato con tanta voglia di estate. Bizzarro per uno che ama i climi più freddi, che adora imbacuccarsi e sfidare le nevi sannite, attraversare autunni e inverni a suon di Genesis, sorridere per gli occhiali appannati all’entrata del bar in attesa di un bel cappuccino ardente. Sarà stata l’influenza della pupa che ci ha serrati in casa, saranno stati i suoi orari che ormai ci costringono a spremerci per fare il maggior numero di cose nel più breve tempo possibile e a velocità inusitate che neanche i Napalm Death col fuggi fuggi

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The Rhythm Method (diary): 22 dicembre 2013

Scene da una tv locale sannita, fine anni ’90. Protagonisti: un distinto ma anonimo insegnante di yoga, fisico asciutto, occhialini e capelli bianchi, tuta sportiva e flemma da manuale; il direttore della tv (tuttora in attività…), un ingombrante residuato anni ’80 con spalline vietate dalla legge, pomelli scolpiti tipo via di mezzo tra Baglioni e Marina Ripa di Meana, capelli tinti con un pigmento non esistente in natura, voce impostata caramellosa, dizione degna di un bracciante siculo d’anteguerra, intelligenza pronta e viva tipo muflone in cattività.

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The Rhythm Method (diary): 10 dicembre 2013

Non per fare il bastian contrario, lo snob scassamaroni o il radical chic con la puzza sotto al naso, ma a me il natale sta sui coglioni, e da tempo immemore. Chi mi legge – ma anche chi mi conosce un pochino – sa bene che tutto ciò che è festa comandata (già il fatto che sia un comando è una rottura…), passerella istituzionale e sfilata con abiti buoni e capigliatura tirata a lucido mi irrita profondamente. L’unico motivo di opportunità dell’esistenza natalizia è che non si va a scuola, ma questo potrò dirlo ancora per poco: quando la belva

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The Rhythm Method (diary): 30 novembre 2013

Vi è mai capitato di fare quel simpatico giochetto che spesso compare nei radio show più insulsi? Ovvero: qual è la canzone che ti rappresenta di più? Ovviamente da recitare con voce plasticosa e irritante da dj di provincia anni ’80, così rende meglio l’idea… Io sto girando intorno a questo drammatico e lacerante quesito da un po’ di tempo, complici i frequenti viaggi degli ultimi tempi, programmati da mesi o rubati all’ultimo minuto. Ebbene nel fulmineo Frecciarossa che mi ha scheggiato a Trento in men che non si dica, nell’affollato ma gelido regionale veloce che mi ha fatto desiderare

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The Rhythm Method (diary): 23 ottobre 2013

Diario on the road oggi. On the irony road, per la precisione, perchè sono in treno verso Livorno: direzione Teatro Goldoni, stasera si debutta – prima nazionale! – con Spring Awakening. E’ la versione italiana del musical americano di Sater & Sheik, debitamente adattato ai palchi italiani, fibrillato di elettricità con tanto di band live. Insomma niente plastica e lustrini Broadway-style ma nervi, sudore e rock. Un risveglio di primavera. Non ho mai letto l’opera di Frank Wedekind dalla quale è tratto il rock drama ma quel titolo mi insegue da anni. Ho una predilezione speciale per i nomi, per

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The Rhythm Method (diary): 21 ottobre 2013

Era da tempo che non scrivevo un post nel mio diario. Nello stesso periodo di silenzio – dovuto anche a impegni lavorativi e familiari – ho riflettuto profondamente sul senso della scrittura, sulla sua funzione liberatoria, oracolare e comunicativa, e in particolare sull’ispirazione. Qui potremmo aprire una parentesi grande come una montagna e addentrarci nelle insondabili meccaniche celesti o nei profondi scuotimenti infernali che muovono e smuovono idee e spunti (e finiremo sempre laggiù, in quell’”in” dal quale si scatena la “in-spirazione”): per ora mi limito a dire che, per quanto mi riguarda, la mia ispirazione arriva dalle connessioni.

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The Rhythm Method (diary): 9 settembre 2013

C’è che ci si porta dietro il fardello del superego. C’è chi si porta dietro l’ansia dei genitori. C’è chi si porta dietro una cappa opprimente di ricordi. C’è chi si porta dietro valigie piene come una casa disordinata. C’è chi si porta dietro – ed è il mio caso – interi archivi musicali schiacciati in un affarino piccolo così, roba che ai tempi dei miei maestri di vinile era impensabile e che anche nelle decadi successive, quando il traffico di cassette era fitto come i tragitti di coca Bolivia-Milano, si faceva fatica a preconizzare. Ogni mio viaggio ha la

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