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Incorreggibile divulgatore di buona musica

Diario

The Rhythm Method (diary): 7 maggio 2012

Antiviaggiatore? Antiturista? No, più semplicemente sono un disordinato collezionista di scorci ed emozioni. Le mie vacanze – solitamente brevi e intense come un blitzkrieg, oltre che inevitabilmente collegate a impegni lavorativi – lo testimoniano. Niente file ai musei, niente visite di massa a parchi, cattedrali o reggie, bensì una disarticolata teoria di passeggiate lunghe, larghe, notturne, centrali e periferiche, tra mercati, bar, piazze, angoli e postacci. E’ banale dirlo ma è così che mi piace scoprire le città: penetrandole segretamente e di nascosto, al di fuori dei rituali da tour operator, evitando contatti pericolosi col turista fotomunito che cammina e

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The Rhythm Method (diary): 25 aprile 2012

Disclaimer pippaiolo per chi non mi conosce: sono l’individuo meno festaiolo del mondo. L’unica cosa che potrei festeggiare è una reunion dei Led Zeppelin – con resurrezione di sua maestà John Bonham, of course – e annesso concerto davanti casa mia. Per il resto, vade retro compleanni comunioni onomastici addii al celibato battesimi anniversari celebrazioni santi madonne e primi maggi. Idem per il 25 aprile. Guarda te la memoria che scherzi ti combina e cosa va a tirare fuori: qualche anno fa, in una delle sue luminose materializzazioni dai tre veli del negativo dell’Ain Soph Aur, Walter Veltroni disse che

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The Rhythm Method (diary): 13 aprile 2012

Su questo strabenedetto libro su Harry Smith non c’è uno stramaledetto spazio vuoto per scrivere: sarebbe stato un gesto simbolico perfetto. A dire il vero avrei potuto scrivere nella terza di copertina ma odio la carta flessibile: da grafoesteta quale sono preferisco il cartone rigido, così fermo e rassicurante per chi si bea della sua grafia.

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The Rhythm Method (diary): 8 aprile 2012

Non avevo mai pensato di fare radio. Non era contemplato nell’orizzonte di eventi che credevo avessero fatto la loro prossima apparizione nella mia vita. Preferivo e preferisco scrivere, affidare alle dita e agli occhi i miei pensieri. A dire il vero non sono mai stato neanche un grande ascoltatore radio: la mia missione – conoscere tutta la musica esistente, in particolare quella incarnata nella sacra ipostasi 33 giri/cd – non poteva certo passare per qualche deejay. Missione che perdura e che mi vede devoto allo ieratico gesto del collocare il vinile sul piatto o dell’inserire il cd nel lettore, ma

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The Rhythm Method (diary): 5 aprile 2012

“Le avventurine”. Però bisogna pronunciarlo con fare giocoso e sorpreso, arrotolando un po’ la erre nel palato. Così mia moglie ed io chiamiamo le zingarate che talvolta ci concediamo per vagare con il corpo e la testa, alla ricerca di quell’aria profumata, di quello scorcio di tetti e comignoli, di quelle curve di paesi e cielo, di quei ristorantini isolati ai confini del postaccio che tanto bene ci fanno stare.

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The Rhythm Method: diary (2 aprile 2012)

Quando ho cominciato a cercare immagini per questo sito, mi sono felicemente imbattuto in due foto – una pubblicata, l’altra impubblicabile – che mi ritraggono bambino, seduto alla scrivania, carta, penna e tanta voglia di scrivere. Ho sempre scritto. Insieme all’ascoltare musica è l’attività che mi accompagna dalla più tenera età. Eppure, strano a dirsi, non ho mai tenuto un diario. Scrivere per me non è solo un mestiere o la più congeniale forma espressiva: con il passare del tempo e la conoscenza di me, ho scoperto che la genesi del pensiero, l’articolazione della parola, l’esposizione dei concetti, tutto ciò

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