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Flower Flesh: ‘Duck In The Box’ (Black Widow)

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A differenza degli anni ’70, durante i quali il pop italiano era diffuso in più cittadelle, da Milano a Napoli passando per Venezia e Roma, l’attuale progressive nostrano ha un doppio livello di movimento: da un lato la rete, ragnatela virtuale in cui ci si promuove, si condivide, si sperimenta, dall’altro piccoli e grandi territori, centro e periferia, frontiera e roccaforti sicure. La Liguria è una delle attuali zone d’eccellenza per il prog tricolore: basta citare Black Widow, CSPI e Fabio Zuffanti per avere un’idea del protagonismo all’ombra della lanterna e in generale della regione.

Un recente esempio è rappresentato dai Flower Flesh, una delle ultime scoperte targate BWR. La formazione savonese è in linea con il sound dell’etichetta ma al tempo stesso prova a smarcarsi, proponendo un prog-rock eclettico che assimila il meglio del passato remoto e prossimo (dalla PFM ai Tilion) e osserva anche le possibilità del vintage anni ’60 e dell’hard rock. Ciò che spicca nella poetica sonora del quintetto è il mood ipnotico e insistente incentrato sul riff: “Falling in another dimension”, “Ancartica” e “God is evil” sono i pezzi più rappresentativi.

Equilibrio tra chitarre e tastiere, solismo misurato e non invadente, lunghi testi guidati da una voce presente: favoriti dall’assenza di lunghe durate e di pretese intellettuali comuni a tanti colleghi, i Flower Flesh si presentano con onestà e semplicità. Certo non mancano i difetti: spesso risalta una certa prevedibilità, come si evince dalle due mini suite “My gladness after the sadness” e “The race of my life”, che talvolta disperdono le idee.

Un esordio dignitoso ma ancora non definito e messo a fuoco.

www.blackwidow.it

D.Z.