Close
Incorreggibile divulgatore di buona musica

Seasons Of Time: ‘Closed Doors To Open Plains’ (PPR)

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su email
Email
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su telegram
Telegram

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

17 anni. Un lunghissimo periodo di assenza per i Seasons Of Time, che debuttarono nel 1997 con “Behind the mirror” per poi rientrare nei ranghi, in silenzio e in attesa di avere qualcosa di nuovo da dire. Sarà per questa lunga vacatio che il loro nuovo “Closed doors to open plains” si presenta abbondante e pieno di musica: sedici pezzi sono un’enormità per un album prog, ma una possibile normalità per un disco che guarda a modelli più contigui alla forma-canzone come i Pink Floyd, i Marillion di Steve Hogarth, certi Eloy e Alan Parsons.

Bastano poche battute di “An overture in my head” – basso e chitarra pungenti, suoni concreti e rumori d’ambiente – per andare dritti alle atmosfere di “The wall”, la voce watersiana (ma senza il carisma e la severità del maestro…) di Malte Twarloh accentua la sensazione di deja-vu, per quanto brani come “Someone” e “A step ahead behind”, nel loro impeto rock e nella grandiosità degli arrangiamenti rievochino anche il rock pomposo caro ai Saga. Si vola dal nebuloso al graffiante, dal malinconico-metafisico al sanguigno, con il trait d’union di questa concretezza parsonsiana che evita prolissità anche quando i pezzi non sono per niente convincenti per ispirazione e presa. 

La fitta presenza di brani è da leggere come una sequenza di episodi di una suite, vista la continuità di atmosfere e tematiche: si alternano brillanti strumentali come “Bite the bullet” (episodi prog-rock classici che alla band di Brema riescono piuttosto bene) a pesanti excursus cantati (es. “Closing doors”) che risultano la parte più eccessiva dell’opera, contrariamente ai momenti new prog ipermelodici ma leggeri e poco impegnativi (es. “You’re not needed anymore”). Album suggerito ai completisti del rock tedesco, ma non ad altri.

www.seasons-of-time.com

D.Z.