Close
Incorreggibile divulgatore di buona musica

Toxic Smile: ‘7’ (Progressive Promotion)

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su email
Email
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su telegram
Telegram

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per quanto mi riguarda, il nuovo progressive tedesco significa High Wheel e Versus X. Due modi diversi di rileggere la tradizione prog, più eclettica, elastica e audace quella dei primi, ortodossa e sinfonica quella di Arno Schafer e soci. Dove si collocano i Toxic Smile? In primis nel largo novero dei gruppi dal nome a dir poco opinabile, in secundis nell’ala più “conservatrice” del rock d’arte, quella che ha scelto di rinnovarsi al massimo aprendosi alla cultura hard & heavy.

“7”, il quarto lp della band del tastierista Marek Arnold (coinvolto anche in altre formazioni come Flaming Row e Cyril), ribadisce l’intenzione artistica e la direzione stilistica avviate con il penultimo “I’m your saviour”: art-rock metalleggiante, strutturato tra ritmiche complesse, furori heavy e slanci melodici, confinato in pezzi di media durata mai particolarmente arzigogolati. Classico prog-rock nordeuropeo, fedele alle atmosfere della scuderia Progressive Promotion, dunque non particolarmente brillante nell’inventiva ma costruito bene, persino inattaccabile nei risultati. “From inside out”, “Barefooted man” e “Afterglow”, nel loro proporsi come una versione ariosa dei Dream Theater, fungono bene da brani-manifesto dell’album, che sfodera anche una ballatona (“Love without creation”), con tanto di sax stereotipato.

Il principale difetto – degno contraltare rispetto alla preparazione di Arnold e soci – è l’eccessiva omogeneità di fondo, tanto che “7” ha le sembianze di un album monolitico e poco versatile. In ogni caso, ai completisti del prog e ai curiosi del prog-metal non dispiacerà.

www.toxic-smile.de

d.z.