A volte i nostri punti di riferimento, le bussole che orientano il nostro modo di pensare e agire, sono tali non per gli esiti, ma per le premesse. Per quanto mi riguarda, Gianni Sassi è uno di questi.
I risultati della sua opera così densa sono storicamente ineguagliabili – impossibile trovare oggi un discografico-ideologico-non ideologico che produca (e comprenda) Area, Finardi e Camerini, un editore che mandi in stampa AlfaBeta o Bit, un pubblicitario con un Battiato dipinto di bianco sul divano – ma avvicinabili sono i suoi punti di partenza. Sassi non aveva titoli di studio (non mi pare abbia terminato Medicina) ma titoli di vita: il primo era la smodata curiosità. Non a caso aveva un approccio elevatissimo, nobile direi, da dilettante.
Ho accolto con piacere il libro di Filippo Pennacchio, nato in seno a Iulm e approdato ai tipi di Mimesis: Gianni Sassi Fuorigabbia rilancia il prisma di punti di vista su un intellettuale trasversale e multimediale, con interventi di chi lo ha visto in azione da vicino e ha agito con lui (penso a Patrizio Fariselli) o di chi lo ha studiato e ricostruito nel dettaglio – es. Roberto Manfredi.
Ne abbiamo parlato oggi su Jam per i nostri mercoledì della carta e dell’ascolto.
Buona lettura multipla.


