Fuoco cosmico, fuoco terreno, fuoco il mio ascendente Leone che alita caldo nel segno d’aria Bilancia, fuoco sulla montagna di Bobby Weir che ieri è andato via, fuoco quella versione chilometrica dei Grateful Dead accoppiata a Scarlet Begonias alla Cornell University nel 1977 che non finiva più, Bobby con gli occhi puntuti acidi e gli accordi strani e voraci, come il Fuoco che verrà e si impadronirà di tutte le cose, disse Eraclito tradotto dal maestro Tonelli.
Ho acceso – ma si è acceso da solo, e con misura divampa – un fuoco con della nuova legna, rapida e croccante, tutta un crepitio elettrico. Il fuoco ascolta, è un tableu vivant ardente che compongo ogni volta con incastri inediti e mi rimprovera quando volto lo sguardo altrove. Let me stand next to your fire, Jimi Hendrix said. È un polmone che assorbe i pensieri, li attira come un magnete rosso e li trasforma, e con misura si estingue. Ipnotizzano i suoi vortici, le scappatoie serpentine delle fiamme. È tutto connesso lì dentro, il filo sacro di Marco Aurelio e la vampa.



