Nelle interviste di questi ultimi tempi sto sottolineando spesso il tema della purezza.
Intendo il pensare, il parlare, l’agire senza l’assillo del risultato: per il solo – dunque puro – gusto della cosa in sé.

Ascoltare un disco o leggere un libro senza il vincolo della recensione, del parere, dell’intervista sta diventando un lusso. Poca soddisfazione. Così oggi mi sono regalato un LP eccellente senza pensare di doverne scrivere da qualche parte, senza il desiderio di vedere la band dal vivo. A Portal To Here del collettivo inglese Work Money Death (ATA Records): jazz cosmico, lungo e mistico itinerario devoto a John Coltrane. Disco-esperienza in quattro brani-litania.

Fare certe cose nelle piccole pause dà ulteriore benessere. Come leggere il nuovo Buddhismo Magazine, la rivista di UBI che mi accompagna dal primissimo numero, la cui uscita coincise col primo lockdown. Se dovessi esprimere una critica, suggerirei al direttore Bettera qualche approfondimento dottrinale in più, ma è bello anche godersi le cose per quello che sono: senza la pretesa di cambiarle, con il sapore dell’imperfezione.