Emptio-vendìtio.
Da qualche tempo furoreggio su Vinted. Sono diventato un vorace acquirente di libri vecchi, accaparrati dopo trattative spietate, estenuanti, senza imbarazzo, neanche fossi in un suk. Peccato che come venditore, invece, sia proprio scarso: finora ho piazzato solo una t-shirt grigiastra, un golfino da anziani e un testo di paleografia smerciato a neanche un quarto d’ora dalla fine dell’esame. Mi hanno persino rimosso un magnifico reperto offerto con tante aspettative: un tagliacarte/righello. Pare che questo prezioso manufatto di straordinaria utilità violi le regole del catalogo.
L’usato è una storia di storie rimesse in circolo, una continuità di vite. Mi figuro quali dita hanno sfogliato le pagine prima, quale tuffo nella lettura mi ha preceduto, o i motivi che hanno spinto alla vendita. Mi divertono le sottolineature, la grafia minuta delle annotazioni a margine e soprattutto quella piccola signorile accortezza di alcuni venditori, ossia il segnalibro omaggio, segno distintivo di cortesia. Quando vendo, o meglio nelle tre volte in cui ho messo a segno un colpo del genere, mi dà gioia lasciare un bigliettino augurale. Ho anche il blocco di flyer colorati utilissimi allo scopo.
Nel libro appena arrivato, piccino e variopinto e da centellinare con gusto, non ci sono aggiunte. Nessuna piega, niente orecchie alle pagine, zero alterazioni. Ha vent’anni esatti ma sembra nuovo. Così il bigliettino addizionale me lo sono fatto da me. Lo spiega proprio John Maeda al punto 7: Meglio emozioni in più piuttosto che in meno.



