Durante la stagione che sta per terminare ho fatto tante interviste.
Ne ricorderò due per motivi diversi, se non del tutto opposti.

Della prima – avvenuta al buio e durata esattamente 5 minuti e 18 secondi prima che avvenisse il prelievo forzato del divo che stavo interrogando – parlerò in futuro. Forse.
Della seconda invece parlo ora, e con piacere. Perché quella con Mauro Ermanno Giovanardi è stata una delle conversazioni più stuzzicanti degli ultimi tempi: merito di un interlocutore attento, incuriosito e mai frettoloso, che si è preso il tempo per pensare ad ogni risposta, senza pilota automatico. Ci siamo regalati un’oretta di chiacchiera isolati alle spalle del Ballodromo allo Sponz Fest, tra la fine dell’incontro con Paola Caridi e l’inizio del concerto di Krano dall’altro lato, al Vallone Cupo. A qualche metro da noi i Sancto Ianne in una lunga attesa prima del loro live notturno.

Oltre ad avere una bella memoria (ricordava infatti l’ottimo concerto salernitano dei La Crus di un paio d’anni fa), Gio è anche uno che rilancia, domanda dopo domanda. Rò Aragiust si è intrufolata in backstage: inevitabile immortalarlo con la t-shirt dell’estate e gli occhiali per avere più carisma e sintomatico mistero di Battiato, nello scatto principe del 2026.