jazz-rock

Nohaybandatrio: ‘Nohaybandatrio’ (Megasound)

Quando Peter Gabriel dichiarò che il progressive aveva perso di vista la componente del ritmo e della fisicità colse un elemento cruciale, una 'diminutio' che ancora oggi colpisce moltissime formazioni di area prog. Memori di tale lezione, i Nohaybandatrio puntano tutto sull'impatto, sulle sfuriate della cultura hardcore così care ai

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Cucamonga: ‘Alter Huevo’ (AltrOck Productions)

Luoghi e musica. Citi Canterbury e ti viene in mente un suono e uno spirito, pensi a Seattle e partono riffoni slabbrati, Liverpool e capelli a caschetto al suono del Mersey Beat, Chicago e il vigore elettrico della Chess. Ma Cucamonga evoca un baffone, un'attitudine irriverente, una maestria musicale senza

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Taylor’s Universe: ‘Kind Of Red’ (Marvel Of Beauty)

Era il 1959. Un titolo come “A kind of blue” lasciava presagire una rivoluzione epocale: Miles utilizzava il blu come chiave di lettura di una profondità, di una liquidità, di uno sviluppo oracolare che avrebbero cambiato radicalmente la storia della musica del ‘900. I tempi sono cambiati, di dischi rivoluzionari

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Slivovitz: ‘Bani Ahead’ (Moonjune)

Sarà la lunga ombra di Carosone o l’influenza di Pino Daniele, ma le formazioni napoletane hanno una confidenza quasi “eccessiva” con il jazz e in particolare con le derivazioni fusion. E’ un caso più unico che raro in Italia e meriterebbe un’approfondita riflessione sociologica e culturale, ancor prima che musicale.

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Camembert: ‘Schnörgl Attahk’ (Altrock)

Che simpatici i Camembert. E non solo per l’ironia, merce rara nel “multiverso” progressive, così attento a prendersi sul serio isolando il sano e sacro cazzeggio. Degni eredi di Gong e Frank Zappa per la capacità di essere folleggianti ma con una notevole abilità musicale, i Camembert tornano a due

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Machine Mass Trio: ‘As Real As Thinking’ (Moonjune)

Nel corso degli ultimi anni la Moonjune ha assunto un ruolo guida nel panorama internazionale, diventando l’etichetta leader nel campo del rock-jazz, sia quello più vicino all’esperienza di Canterbury e a certo progressive, sia all’avant-rock legato ad esperienze improvvisative. Merito indubbiamente della tenacia e della capacità del patron Leonardo Pavkovic,

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La Rua Catalana: ‘La Rua Catalana’ (autoproduzione)

La Rua Catalana è un ensemble beneventano nato a Napoli: mai come questa volta origini geografiche e luogo di fondazione hanno influito nella maturazione del linguaggio. Se da una parte il giovanissimo sestetto è partito da un suono intimista ed elaborato (con un approccio ambizioso tipico di tante formazioni di

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Adrian Weiss: ‘Big Time’ (Weiss Music)

Quando si è “più realisti del re” si rischia di suonare vecchi e nostalgici a prescindere dal genere. “Big Time” di Adrian Weiss è un buon esempio di un pezzo di anni ’80 – epoca d’oro dei guitar hero più intrepidi – trasportato nella contemporaneità. Ma per fortuna Weiss ha

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