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The Rhythm Method (diary): 19 febbraio

Cecina. Sabato pomeriggio di tepore e aria di mare. Il fumo del sigaro disperso tra i raggi di un sole quasi primaverile. Un paio d’ore con Gianni Maroccolo, spremuto dalle domande ma rilassato, con un grande onestà intellettuale, proprio come nella conversazione dell’anno scorso a Covergreen. Ci sono tanti uomini

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The Rhythm Method (diary): 15 febbraio

“Ero un lettore accanito, leggevo voracemente e poi rileggevo con più calma. Da quando ho cominciato a scrivere il tempo per la lettura è diminuito e la quotidianità – la casa, i cavalli – ha fatto il resto. Così, grosso modo dal primo lockdown, non leggo più. Ho accumulato colonne

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The Rhythm Method (diary): 8 febbraio

Ogni anno, in questi giorni, si spalanca un buco nero vorace che azzera tutto: bellezza, eleganza, stile, intelligenza, misura, qualità. Soprattutto attenzione. Tant’è che quasi ogni altra notizia artistica, culturale e musicale viene respinta da questo nuvolone di gomma volgare. Ho appena ricevuto un libro che attendevo con grande curiosità,

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The Rhythm Method (diary): 1 febbraio

All’alba del 1991 entrò in casa un vinile bianco, con tante immagini in b/n. Gruppo ignoto, titolo stravagante: Solo un folle può sfidare le sue molle. Si chiamavano Vidia, fiorentini, che prendemmo con mio fratello perchè in back cover – sotto le facciate “Oltremare acustico” e “Fucsia elettrico” – campeggiava

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The Rhythm Method (diary): 23 gennaio

Oggigiorno si pubblicano tanti libri. Forse troppi. Cortazar lo aveva preconizzato nella Fine del mondo del fine, 1962: pagine e inchiostro ci sommergeranno. Contribuisco anche io a questa mole di carta quindi dovrei tacere, però una cosa che noto spesso nella saggistica musicale è la scarsa documentazione. A volte mancano

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The Rhythm Method (diary): 20 gennaio

Dei primi CSI mi piacevano tanto le facce. Una diversa dall’altra, musicisti diversi anche in quello. In particolare mi incuriosiva il batterista: capelli lunghi (seriamente lunghi), naso pungente, canotta bianca, odorava di rock duro. All’epoca ascoltavo tanto dal mondo hard & heavy, certe espressioni e un tipo di vestiario rimandavano

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The Rhythm Method (diary): 15 gennaio

Non sempre i tastieristi spippolano e smanettano con smania da protagonisti. Esistono anche musicisti sensibili, che ragionano – e sentono, e suonano – in funzione del brano, che attingono a immaginari e visioni, aprendo nuove porte in chi ascolta. Uno di questi è Francesco Magnelli. Dai Litfiba alle Stazioni Lunari,

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The Rhythm Method (diary): 2 gennaio

Il fuoco è un organismo poroso. Una spugna fiammeggiante che assorbe speranze, trasforma terrori. Un buco nero che respira in un cerchio bianco. Fino alla cenere, voragine che accoglie il nuovo inizio. Sono un segno d’aria, l’ascendente leonino mi fa levitare in punta di vampa. Stira e rilassa, tendi e

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The Rhythm Method (diary): 25 dicembre

Come insegna Sivananda, fai un po’ di tutto, fallo ora, oggi, al meglio della tua abilità. Sinceramente, seriamente, onestamente. È un invito a stare nel qui e ora, a fare senza ansia di prestazione, senza l’ossessione della perfezione. Quando accade, allora si colgono tante occasioni di dono. I regali di

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The Rhythm Method (diary): 29 novembre

La musica non è fatta solo di divi, di eroi vincenti e gloriosi. C’è un universo di coni d’ombra, di zone oscure, di dietro le quinte. Luoghi lontani dai riflettori, dove si sono mosse personalità decisive quanto i protagonisti. Uno di questi è Roby Matano. Probabilmente il suo nome dirà

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