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The Rhythm Method (diary): 26 gennaio

Let’s get lost. Paul e Linda amavano perdersi. Ci si fa guidare dai piedi, ci si lascia alle spalle il noto che passo dopo passo si avvicenda all’ignoto, tra familiarità e sorpresa. Mi piace perdermi a Napoli. Dopo gli incontri di lavoro incasellati ad arte mi lascio trasportare dalle correnti,

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The Rhythm Method (diary): 24 gennaio

Bisognerebbe essere sempre vergini. Ripulirsi dalle macchie prima di ogni intrapresa. Tornare ad antichi candori per affrancarsi dalle sporcizie accumulate nel quotidiano, nel ciclo dei rapporti, nel ripetersi della materia. Uno dei momenti più limpidi dello scorso anno è stato Pollution, il workshop che abbiamo tenuto Giovanni Nazzaro ed io

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The Rhythm Method (diary): 22 gennaio

Prima di puntare il ditino contro l’altro per correggerlo, proviamo a correggere noi stessi. Prima di censurare l’altro perché ci provoca sofferenza, proviamo a comprendere la sua, a capirne la natura. Thich Nhat Hanh ha lasciato tanti insegnamenti che ci stimolano a ripiegare per spiegare e volare, a sostare per

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The Rhythm Method (diary): 21 gennaio

Nascita e rinascita. Dove siamo stati gettati, dove ci dirigiamo. Conoscenza è liberazione. Ho ripreso i Nu Guinea – da qualche tempo sono diventati Nu Genea ma la sostanza funk granulare napulegna non muta. Li riascolto con gusto ma stavolta non Nuova Napoli, divertissement citazionista irresistibile, Naples Power riveduto e

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The Rhythm Method (diary): 17 gennaio

Gurdjieff ha insegnato che la vita ci viene data per uno scopo elevato, il nostro compito è servirlo. Aggiungo che la vita sa anche rivelarsi un formidabile trampolino di lancio per eliminare il superfluo, il tossico, l’inutile, l’apparente. Dice: è un articolo per pochi. Dico: no, è un articolo per

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The Rhythm Method (diary): 16 gennaio

Pioggia di anime. Credo ne abbia parlato Paracelso. Interminabile saliscendi di vite. Tutto è animato. Anche questo sasso, precipitazione concreta e immota – definitiva? – della materia, custodisce una scintilla. Proviene, si è formato, è, sta, perpetuo nella sua forma fino a mutazione. Ha maggiore nobiltà di esseri composti da

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The Rhythm Method (diary): 15 gennaio

– Papaaaaà! Ascoltiamo i Black Sabbath? – Sì tesoro però per una volta un disco senza Ozzy. – Ma Ozzy fa le facce buffe! – E tanto non dobbiamo vederlo, metto il disco del bambino diavolo col cantante dei Deep Purple? – Nooo – Quello con gli angeli che fumano

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The Rhythm Method (diary): 14 gennaio

Si dice che non bisogna mai chiedere due volte lo stesso quesito all’oracolo, che astuto e malizioso mentirà. Ma non si è mai la medesima persona, e anche l’oracolo muta a ogni domanda. Il confronto è fugacemente speculare. Così torno per l’eterna prima volta a una remota e presente lettura,

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The Rhythm Method (diary): 13 gennaio

Lassù è tutto innevato. Un’onda algida esala dalle vette e arriva qui, attraversa il cielo sgombro. Il nuovo disco live di Gegè Telesforo pompa un funkjazz spericolato, ci si riscalda col groove, fiamma bassa. Ho scoperto un quadro-madeleine. Henk Helmantel, olandese, pare sia controverso per posizioni politiche e religiose, eccellente

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The Rhythm Method (diary): 12 gennaio

La Sapienza venne per prima. Vista, misurata, diffusa su tutte le opere dal creatore, infine elargita secondo la sua generosità ad ogni mortale che lo ama. Ai Cactus fu donata la fangosa sapienza heavy-boogie. Un serpente elettrico allevato col sisma. Stamane è arrivato il discone dal vivo, Temple University, Philadelphia

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