Progressive

PropheXy: ‘Improvviso’ (Musea Records)

Non ci avevo mai fatto caso: tutti e cinque i membri dei PropheXy indossano gli occhiali. Fossero stati gli anni ’70/’80, epoca di stereotipi duri a morire, qualcuno avrebbe parlato di gruppo “quattr’occhi”, di band di studentelli, di ensemble palloso di pseudo intellettuali. E sarebbe stato un grosso errore, perchè

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FEM: ‘Sulla bolla di sapone’ (AltrOck)

Ho scoperto i FEM (Forza Elettro Motrice: un nome, una garanzia…) con il loro EP “Epsilon”: un esordio che, nonostante alcune ingenuità, aveva mostrato un grosso potenziale, destinato solo a migliorare. Il nuovo album “Sulla bolla di sapone” conferma questa sensazione e ribadisce il talento di una giovane band, una

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Accordo dei Contrari: ‘ADC’ (AltrOck)

Dalla sua nascita, il progressive è figlio dei gruppi. Delle “unità compositive ed esecutive collettive”, per citare Franco Fabbri, uno che le dinamiche interne e le pratiche musicali dei gruppi le conosce e le studia approfonditamente. Rispetto ai suoi padri nobili, il prog contemporaneo ha un po’ smarrito la dimensione

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Bill In The Tea: ‘Big Tree’ (Ams/Btf)

Senza mezzi termini e con esemplare immediatezza, i Bill In The Tea parlano chiaro: “I wanna be Frank Zappa”. E’ il titolo di uno dei nove pezzi di “Big Tree”, disco d’esordio della band siciliana, che però da zappanali, zappologie e zapperie varie è piuttosto lontana. Nati a Catania nel

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Prowlers: ‘Mondi Nuovi’ (Agla Records)

Non è ammissibile una valutazione storica del new prog italiano che non prenda in considerazione la storia dei Prowlers. La formazione bergamasca, all’indomani della cui vicenda Alfio Costa darà vita ai Tilion, si è distaccata fin dalle origini dall’impostazione imperante del nuovo progressivo tricolore: al revival genesisiano, i Prowlers hanno

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Logos: ‘L’enigma della vita’ (Andromeda Relix)

Gli anni ’90 e la decade successiva non sono stati ancora storicizzati ma chi vorrà prendersi la briga di rileggere il new prog dell’ultimo ventennio potrà utilizzare i Logos come cartina di tornasole, come vicenda rappresentativa di speranze, tensioni e risultati di tanti musicisti neoprogressive. Attiva dal 1996, la band

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Freeway Jam: ‘Piccoli Mondi’ (FreeMood)

Quando pensiamo al progressive, spesso torna alla mente un’idea di continuum spazio-temporale, un flusso nel quale le consuete scansioni cronologiche vanno a farsi benedire, un regno in cui dominano incontrastati i dischi, a prescindere dalle date di uscita. Accade così che un’ottima band si faccia ascoltare con un frizzante album

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Djam Karet: ‘Regenerator 3017’ (HC Productions)

Li avevamo lasciati a “The Trip”: una suite di jam rock che ha rappresentato il momento più critico della lunga fase di stallo dei Djam Karet. Uno stallo per modo di dire, visto che la longeva band americana ha conservato un livello creativo costantemente elevato, ma è anche vero che

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Magenta: ‘The Twenty Seven Club’ (Tigermoth Records)

Il progressive rock ha da sempre avuto nella grandiosità delle intenzioni e dei risultati il principale elemento costitutivo, prova ne sono le suite e i concept album con i quali il genere ha cercato di nobilitare il rock, candidandosi come corrente colta, aristocratica ed evoluta. Nella maggior parte dei casi

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