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Incorreggibile divulgatore di buona musica

MOLECOLE N. 40: Il Maniscalco Maldestro, Lorenzo Feliciati, Vertical

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Chissà perchè mi aspettavo altro da questa band. Chissà perchè mi immaginavo la solita boiata per ragazzetti vacanzieri in Salento, roba che li strozzerei uno ad uno. Saranno stati i baffoni e il finto demodè della cop

ertina. Invece no. Il Maniscalco Maldestro è un quartetto rock tanto tosto quanto imprevedibile, Ogni cosa al suo posto un terzo album sanguigno e fantasioso. Il tiro pestone dei Led Zeppelin convive con il folk-rock, la canzone d’autore è irrobustita dal groove alla Motown, in un gioco di specchi ironico e gustoso. E poi chi suona il Fender Rhodes avrà gloria imperitura nell’alto dei cieli.

http://www.ilmaniscalcomaldestro.com


Basta dire “traveling musician” e avere il marchio di Rare Noise Records e il gioco è fatto. Potrei anche innamorarmi. Lorenzo Feliciati è un fior di musicista e il suo jazz-rock si sposta più in là, verso la frontiera, quella che ci vai ma è già altrove. Tra Sportin’ Life e Discipline, tra fusion di classe e art-rock di confine, Frequent Flyer affascina non tanto per lo stuolo di ospiti (citiamo solo Mastelotto, Djivas e Mintzer) ma per le atmosfere soffuse – mai soporifere o banali – e per la signorilità dell’insieme. Impalpabile e meditativo, ferma restando la propensione a larghi e densi campi strumentali. Per palati fini.

http://www.lorenzofeliciati.com

On the one. E’ difficile fare funk in Italia, più del rock. Siamo il paese del lissio e dei tormentoni estivi, figuriamoci se reggiamo groove torrenziali su vamp acidi. Il giochino l’hanno capito in pochi: Bobby Soul, Paolo Apollo Negri, Signor Wolf Funk Exp e qualcun altro. Compresi i Vertical. Black Palm è un discone, poche balle: dieci anni di attività, live come se piovesse, sul palco con gente come James Brown e James Taylor Quartet, roba che ti stimola e ti forma profondamente. E’ per questo che il secondo disco della band veneta la colloca su un piedistallo: un fil rouge funk scuote pezzi influenzati sia dall’acid jazz che dall’afrobeat, in un susseguirsi pulsante e sensuale. Ernesto, ovunque tu sia perdonami: sti ragazzi andavano ipso jure nella tua Anthologia Funk.

http://www.verticalmusic.it

D.Z.