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Oxhuitza: ‘Oxhuitza’ (Mirror Records)

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La prima notizia è che Mirror Records, la nuova etichetta nata in seno ad AMS/BTF, è diretta artisticamente da Fabio Zuffanti. Il musicista simbolo del new prog italiano, titolare di una vasta ed eterogenea discografia, mette a disposizione la sua lunga esperienza in veste di produttore. Figure come lui, Roversi, Baltaro, Lazzaruolo e altri testimoni del panorama neoprog tricolore ribadiscono una presenza concreta, fatta di continue messe in discussione e passaggi di testimone.

“Ci si illumina soltanto di fronte ad un nuovo inizio”, dichiarano gli Oxhuitza in calce al loro album d’esordio: un lavoro che mette subito in chiaro una visione “liquida”, oserei dire psichedelica e visionaria, del progressive contemporaneo. Una scelta di campo precisa e priva di fraintendimenti: rock strumentale ad ampio raggio d’azione, legato alle enigmatiche immagini del booklet e a pochi versi lanciati come contributo evocativo e simbolico. Oxhuitza è un progetto sorto intorno al mastermind Luca Bassignani: autore delle musiche e chitarrista, nel 2011 ha pubblicato un primo demo e oggi, nel debutto ufficiale, si avvale di nomi noti come Zuffanti, Carlo Barreca (Fungus, Zero The Hero) al basso e flauto e l’ingegnere del suono Rossano Villa, sistemato dietro un castello di tastiere.

A suo modo “Oxhuitza” rappresenta qualcosa di anomalo nell’ambiente prog: seguendo le sospensioni oniriche e l’approccio sfuggente di nomi come Zita Ensemble, Luna Incostante, Twenty Four Hours, per certi versi anche i defunti Mary Newsletter, il quintetto immagina un jam-rock dal riff immediato e dallo sviluppo impetuoso. Nonostante l’organico con doppia tastiera “Oxhuitza” ha una centralità chitarristica – vedi “#01” e “Pixel” – che potrebbe renderlo appetibile ai cultori di Phish, Om e Motorpsycho, ma la presenza di mellotron, hammond e fender rhodes riporta alla mente il fosco nord dei Morte Macabre. L’appartenenza prog è evidente in “Mano di luna” (probabilmente l’episodio più eclettico), “Luna di maggio” e “Kirky”, strutturati intorno a un’idea cara al jazz (tema-improvvisazione-ripresa) ma aperti all’imprevisto, dall’acustico al funky.

Una piacevole scoperta: qualcosina da limare e alcuni elementi da approfondire, ma il primo passo è assai convincente.

http://www.mirrorrec.com

 

D.Z.