Rock internazionale

Adrian Weiss: ‘Big Time’ (Weiss Music)

Quando si è “più realisti del re” si rischia di suonare vecchi e nostalgici a prescindere dal genere. “Big Time” di Adrian Weiss è un buon esempio di un pezzo di anni ’80 – epoca d’oro dei guitar hero più intrepidi – trasportato nella contemporaneità. Ma per fortuna Weiss ha

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The Hillmen: ‘The Whiskey Mountain Sessions’ (Firepool Records)

Ecco il disco che non ti aspetti. Conosciamo bene il mondo Djam Karet, l’arte dell’improvvisazione sviluppata dalla band californiana in un trentennio di attività, l’imprevedibile atteggiamento di Gayle Ellett e soci di fronte alle possibilità offerte dalla jam, però il progetto Hillmen ha qualcosa in più. Il fattore “stupore”. I

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Anabasis: ‘Back From Being Gone’ (10T Records)

Decisamente in linea con le proposte della 10T Records e in generale con quell’ala “più realista del re” di tanto progressive americano, il disco d’esordio del progetto The Anabasis rimanda inevitabilmente ai peggiori luoghi comuni del progressive. Le suite – anche più di una all’interno dello stesso album – il

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The Nerve Institute: ‘Architect Of Flesh-Density’ (Altrock)

Quanto sono affascinanti questi compositori solitari, one man band e piccole orchestre individuali che si muovono on the border, ai confini tra avanguardia e popular, tra progressive e colta contemporanea. Come Simon Steensland, Robin Taylor e Ant-Bee, Mike Judge si caratterizza per una scrittura gravida di riferimenti (dalla fusion alla

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