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Le ombre segrete.
Così si intitolava un reading iniziatico che ideammo qualche anno fa con Max Fuschetto. Oboe e parola, legno e verbo. Ricordo con emozione la serata nel Chiostro, una folata di suono ferma, caduta dall’alto, tra le righe dei testi del cuore che avevo selezionato. Ferretti, Tobino, Artaud, l’amata Laura Mancinelli.
Rivedere il minuto mi ha fatto pensare a Yeats (“colui che canta un canto duraturo pensa nel suo midollo”), alla continuità dell’esperienza metafisica, agli sconfinamenti, di cui l’autrice torinese era maestra. Ancora immersa nell’epos nordico dei Nibelunghi, di cui era autorevole traduttrice, ha attraversato pagine e decenni con i suoi delicati romanzi storici, in punta di fioretto. Deviando dal corso principale, si è divertita con il ciclo di gialli del capitano Flores, ha sperimentato il puntillismo mozartiano in una Torino dalla mestizia battente come questi pomeriggi piovosi, camminando su un sentiero talvolta nebuloso. Come le brume intorno all’isola di San Giulio.