The Rhythm Method: diary (2 aprile 2012)

Quando ho cominciato a cercare immagini per questo sito, mi sono felicemente imbattuto in due foto – una pubblicata, l’altra impubblicabile – che mi ritraggono bambino, seduto alla scrivania, carta, penna e tanta voglia di scrivere. Ho sempre scritto. Insieme all’ascoltare musica è l’attività che mi accompagna dalla più tenera età. Eppure, strano a dirsi, non ho mai tenuto un diario. Scrivere per me non è solo un mestiere o la più congeniale forma espressiva: con il passare del tempo e la conoscenza di me, ho scoperto che la genesi del pensiero, l’articolazione della parola, l’esposizione dei concetti, tutto ciò è sempre mediato dalla scrittura. In soldoni, quando dico “ciao” me lo immagino scritto in diversi caratteri…

Nonostante questa stramba e incurabile forma di grafo-perversione, non ho mai scritto un diario. L’ho sempre percepito come sinonimo di regolarità, obbligo, costanza. Vade retro. Molto più comodo e rassicurante l’informe e anarcoide caos dello scrivere su carte volanti, su flyers non identificati, tra mail, file di testo, siti, blog e ogni altra forma di espressione a-periodica. Però, parlando di diari, ho sempre ammirato Robert Fripp: i suoi diari on line sono una piacevole lettura, una passeggiata tra le severe mura verdi di un giardino Zen. Dear Mr. Fripp, lei è l’epitome della metodicità, cosa che ho sempre aborrito e che ora, guardi un po’, inseguo perchè ne ho bisogno.

Qualcuno potrà dirmi: “ma come, tu che scrivi pezzi quasi quotidianamente, che per diversi anni ha curato la pagina settimanale di un quotidiano locale, che ogni mese scrivi per una rivista e che hai pratica di scadenze con la stesura di libri, proprio tu temi il rigore del metodo?”… Ebbene sì: per me un diario è qualcosa di profondamente diverso dal giornalismo. Ma al tempo stesso è uno strumento.

Alla ricerca di un metodo. Perchè la costanza, l’obbligarsi a scrivere ad una data scadenza, il mettere nero su bianco/dito su tasto pensieri ed esperienze – a patto che siano meritevoli di essere scritte e lette – è metodo. E’ percorso. E’ miglioramento.
“Devi preservare la tua ispirazione”, affermò Neil Peart. La scrittura è ritmo e metodo, due cosine nelle quali il batterista dei Rush eccelle. Già che ci siamo, questo diario on line prende spunto proprio dal maestro:

http://youtu.be/qjLJeGGZKFs

D.Z.

02-04-2012

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