Tra fusion, prog, jazz, classica e metal, l’album d’esordio di Samuele Boni e il suo sestetto con Luminol Records. La registrazione di un concerto milanese diventa l’occasione per una musica che attraversa i generi

SAMUEL BONN HEAVY BAND
Distorted Jazz-Guitar Concerto
(Luminol Records 2024 | 3 tracce, 28.15 min.)

Non è da tutti debuttare con un disco dal vivo, a meno che non si tratti di una personalità eccentrica e sopra le righe come Samuele Boni, leader della Samuel Bonn Heavy Band, autrice del disco d’esordio Distorted Jazz-Guitar Concerto (Luminol Records). Un lavoro completamente strumentale con il quale l’autore vuole far dialogare due linguaggi in apparenza distanti come il jazz e lo heavy metal, attraverso la forma propria del concerto classico, in tre movimenti.

Samuel Bonn, al secolo Samuele Boni, è un chitarrista e compositore classe 1994, fondatore della progressive metal band Landscape of Zeroes, componente della formazione grindcore/jazz The Real Boob, chitarrista nel Ginga Duo (che promuove la musica brasiliana). Distorted Jazz-Guitar Concerto è un’ulteriore dimostrazione della sua versatilità: da lui composto, realizzato con la partecipazione di cinque musicisti altrettanto eclettici con i quali è stato già collaboratore, l’album è la registrazione dal vivo effettuata il 4 marzo 2022 nella sala Verdi del Conservatorio di Milano.

Per Jazz-Guitar si intende la scuola, lo stile, l’insieme di tecniche improvvisative tipiche dei maestri come Django Reinhardt, Charlie Christian, Wes Montgomery e Jim Hall per arrivare ai più recenti Julian Lage e Lage Lund. Il termine Distorted si riferisce alla rielaborazione e all’arrangiamento con sonorità vicine al Rock e affini. Ampio spazio alle chitarre, tre brani con lunghe improvvisazioni soliste, parti scritte più ostiche, citazioni della tradizione eurocolta (Bach, Wagner, Strauss), al centro il talento di Samuel, nel quale convivono un passato legato al suono metal e l’amore per le forme e l’estetica del jazz. Nelle intenzioni della Samuel Bonn Heavy Band l’unica musica possibile è estemporanea e può emergere solo in in un rapporto dialettico tra ascoltatore e musicista. Dunque dal vivo, offrendo la possibilità di molteplici interpretazioni, con un’idea pedagogica e didattica di musica che educa, come un bene da condividere.

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