Mi trovo sempre in difficoltà con le formazioni progressive metal. A Costo di sembrare superficiale e non professionale, so già in anticipo che finirò il pezzo parlando di una band impersonale, che poco o nulla aggiunge al modello – interpretato in modo a dir poco ortodosso – dei Dream Theater.

E i Soul Secret? Alla giovane band napoletana va riconosciuta innanzitutto una peculiarità: la tenacia, l’aver voluto proseguire con una rinnovata line-up senza perdere lo smalto del disco d’esordio, anzi migliorando con un secondo album che si presenta come perfetta sintesi tra l’istanza progressive e la passione per il muro sonoro del metal. “Closer to daylight” vede la band privilegiare brani articolati e cangianti fino alla classica suite di chiusura, quella “Aftermath” che riallaccia direttamente i rapporti con un’attitudine tipicamente prog. Nell’oceanica composizione finale spicca la voce di Arno Menses – fondatore dei Subsignal con Markus Steffen dei mai troppo celebrati sieges Even.

L’ariosa apertura di “Checkmate” e le atmosfere di “Behind the curtain” che rimandano a certi Rush confermano le intenzioni del gruppo che, sfrondati i brani dalla potente coltre metallica, non è mai privo di un gradevole appeal melodico, valorizzato dal nuovo vocalist Fabio Manda. Svettano “River’s edge” e “Shelter”, costruite su un susseguirsi fluido di cellule sonore che, senza far urlare al miracolo, testimoniano la caratura dei ragazzi.

Non mancano episodi sfocati e statici ma in generale il risultato è ottimo anche grazie al gusto per la sfumatura, la deviazione, l’imprevisto.

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D.Z.