Un giorno, nel migliore dei mondi possibili, assisteremo alla rivalutazione di un musicista come Don Falcone. Per ora accontentiamoci che il nostro sia confinato al rango di artista di culto, uno status probabilmente voluto dallo stesso Falcone, che barricatosi dietro il suo sontuoso parco-tastiere e dietro monitor e pc opera da grande regista di operazioni space-rock. Una di queste si chiama Spirits Burning.

Una sorta di moderni Centipede, questi Spirits Burning, soprattutto in questo nuovo album – rigorosamente doppio, vista la mole di materiale – “Make believe it real”: Don Falcone ha messo in piedi un’orchestra di rock cosmico, assegnando a ogni ospite le parti a distanza, affiancandosi alla vocalist e flautista Bridget Wishart, il cui ruolo è stato determinante tanto da comparire come titolare dell’opera. Un nugolo di colleghi, tra i quali Daevid Allen, Simon House, Alan Davey, Jay Tausig, Nigel Mazlyn Jones, Harvey Bainbridge e il leggendario Twink, arricchiscono il doppio album: diciassette pezzi che toccano tutti i moderni addentellati del rock cosmico-psichedelico, con legami progressive (ad es. la suite “Reflections”). Ballate spaziali (“No one cries in space”) che si intrecciano ad affreschi di scattante rock siderale (“Revenant”), esperimenti art-rock (“Iceflow”) a braccetto con blitz elettronici (“Be careful what you wish”) e cover floydiane (“Take up thy stethoscope and walk”) in un quadro policromatico.

Il taglio generale dell’opera è quello di un sound fluttuante, sospeso in un’ipnotica assenza spazio-temporale: “Cyber Spice”, “Chain of thought”, “Eternal Energy” e “Always” i momenti più rappresentativi del disco, che ha il pregio della varietà dell’impianto ma anche il difetto di un’eccessiva staticità. “Make believe it real” non brilla per personalità o capacità innovativa, ma paradossalmente questa adesione ai dettami dello space-rock gli attribuisce un senso e una direzione.

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D.Z.