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Quando penso alla mia tesi di laurea mi si allarga il sorriso.
La scrissi in una manciata di ore notturne strappate al riposo, tra frammenti di minuti diurni durante il lavoro. Più che un testo scientifico, fu lo scatto improvviso di un velocista che per miracolo aveva trovato un varco per lo sprint. Al termine della corsa lo sguardo del relatore, senza medaglia: tra l’incredulo e l’amareggiato.

Storia del diritto italiano, profili giuridici del giornalismo tra lo Statuto Albertino e l’avvento del Fascismo. Faccenda potenzialmente molto interessante. In altri tempi, fossi stato un altro tipo di tesista, sarebbe venuta fuori una roba pregevole. La ricordo soprattutto come un gesto solitario, anarchico per certi versi. Probabilmente oggi le cose funzionano diversamente, lo avverto quando alcuni studenti mi contattano per dritte bibliografiche, oppure mi intervistano: è bello sapere che c’è chi si laurea in King Crimson, in copertine di Andy Warhol, in fanzine emerse dal sottobosco DIY.

Oggi pomeriggio portiamo Beatles e Battisti in ateneo.
Avrò il piacere di raccontare un po’ di Nastro rosa in compagnia della prof. Tortorella in occasione del progetto Cultura in cortile – Università degli studi del Sannio.
Appuntamento alle 17.30 nell’atrio del Palazzo Bosco Lucarelli a Benevento con Il mio canto libero: musica e memoria.