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Mi ronzava in mente un concetto di Foucault. Il corpo come luogo di utopie. Quel corpo che, sosteneva il filosofo, è sempre altrove, legato a tutti gli altrove del mondo. Il corpo come punto zero del mondo e altrove solo nel mondo.
Pregiudizio dell’altrove, ci rammentava qualche sera fa a Lecce Paolo Giordano. Altrove perenne nel cammino, come ogni domenica passata a fare visita ai miei. Guardarsi intorno nella vecchia casa è come visitare un tempio di ricordi e di antiche vite, il trionfo dell’altrove.
Ho trovato la cassetta dei Thin Lizzy, consumata dagli ascolti, logorata dalla fame di musica. Il mio altrove qui è un calendario di date e luoghi di acquisto: Dedication, Top Dischi, Benevento, marzo 1991. Eppure ricordo di aver ascoltato questa antologia durante tutta l’estate di trent’anni fa. Ricordo il caldo insistente e il basso di Phil Lynott. Emerald dal vivo resta uno dei momenti più alti del rock anni 70. Ricordo una visita ai parenti, in auto mio padre fermò tutto imbestialito perché la batteria di Bad Reputation era frastornante.
Il 22 agosto di 52 anni fa, nella magione lennoniana di Tittenhurst Park, i Beatles si sottoponevano a una sessione di foto con Ethan Russell e Monte Fresco. Sarebbe stata l’ultima tutti insieme. In tanti scatti, mentre George era insofferente, John indifferente e Ringo distaccato, Paul aveva ancora l’aria da capetto. Era l’unico a crederci. Gli altri tre erano già altrove.