NUTOPIA!
Che colpo di genio quei tre secondi di silenzio proprio nel bel mezzo di Mind Games.
Nutopian International Anthem, alla fine del lato A, prima della pausa rituale e della giravolta del vinile per ricominciare l’esperienza, durava tre secondi tre. Di silenzio. Un perfetto inno internazionale senza retorica patriottica, un exploit punk prima del punk mentre gli inni nazionali della cultura rock cominciavano ad essere dei lunghi sbrodolamenti pipposi.
Nutopia era una nazione immaginaria, John e Yoko la presentarono al mondo sventolando due fazzoletti bianchi, come la sua bandiera. Data di costituzione – con tanto di Dichiarazione e di Sigillo – alla Nutopian Embassy in One White Street a NYC, il primo aprile 1973. E non era uno scherzo, non si trattava di combattere per la pace ma, come sottolineò Yoko il 2 aprile 2008 su Imagine Peace, di arrendersi alla pace. Tutto torna.
Ho parlato con grande piacere – ma anche con qualche difficoltà, visto il contesto – di Nutopia, di Mind Games (“Love Is The Answer”) e di John Lennon uomo di pace lo scorso 10 ottobre, a Verona, al convegno “Facitori di pace”. Con difficoltà, dicevo, perché il mio intervento seguiva quelli su Alex Langer, Gandhi e San Francesco, uomini di pace con un percorso più “lineare” e coerente rispetto a John. Ma quello che il presidente del Movimento Nonviolento Mao Valpiana mi aveva invitato a spiegare era il percorso di conversione verso la nonviolenza da parte di questi Maestri, incluso John. Dalle scazzottate ad Amburgo all’alba degli anni ’60 ai celebri inni antimilitaristi del decennio successivo. E l’incontro veronese – partecipato, emozionante, intenso – ha sortito potenti effetti: uno di questi è la iscrizione a MNV con l’obiettivo di poter aprire un piccolo spazio in Campania.
“Nutopia is a country that exists in all of us.
All of us represent Nutopia.
We are all ambassadors of Nutopia”.




