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Chi vive in accordo col Dhamma sa che estate è transizione, passaggio tra pieni, controre misteriche. Estate è chiusura.
La settimana scorsa è finito il mio corso di ufficio stampa e comunicazione, domani sera concluderò la stagione 2020/21 di Rock City Nights. Le ultime conversazioni in onda coincidono sempre con la calura estrema: benché abbia una discreta resistenza all’afa, quando chiudo il microfono avverto sempre un senso di respiro liberatorio. Boccata e ricarica. Come quando il batterista comanda, stoppa e rilancia.
Ho recuperato A private view di Robert Freeman in italiano. Rizzoli 1993, sessantamila lire. Un po’ sgualcito qua e là ma autentico, anche per questo emozionante.
In copertina la copertina.
Credo sia la sua foto più bella, o perlomeno la più influente. Amo l’immagine stretched di Rubber Soul perché il 1965 ‘è’ l’anno, ma questa di With The Beatles ha l’essenza. Sarebbe facile usare il termine iconica ma un’immagine del genere non ha bisogno di attributi, è icona pop senza colori né sovraccarico di testi, né di etichette postume per dare un valore che c’è già. Che probabilmente c’era già prima dello scatto.
Hey, let’s get artistic, disse George. Era un albergo di Bournemouth, 22 agosto 1963. Estate novecentesca. Robert Frost aveva confidenza con la notte, Robert Freeman con gli sguardi.