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Un antico amico che oggi è Altrove – figura magistrale, formidabile specchio e avvocato del diavolo – mi diceva che conoscere è guardare indietro. Volgersi al principio per comprendere il passo, la direzione, l’orizzonte.
Sono legato al mondo della stampa indipendente: è da lì che ho cominciato, prima da lettore, poi da collaboratore. Dusk non è una fanzine nè un episodico foglietto ciclostilato, bensì un magazine con motivazioni, contenuti e soprattutto storia. Nella primavera di quest’anno la rivista diretta da Mario Giammetti ha compiuto trent’anni. E’ un onore riceverla brevi manu ogni trimestre, direttamente dal Gran Capo: oggi ho avuto anche il numero del trentennale, con la copertina dell’inconfondibile Riccardo Mannelli.
Ho scovato una chiesetta, una di quelle piccole, occasionali, aperte solo nei giorni delle campane a festa. È avvolta dagli alberi in cima a una collinetta ombrosa e verde. E’ bene non rivelarne la posizione, va preservata da torme pasquettanti.
La pavimentazione antistante assorbe il sole e lo lascia andare garbatamente, senza la sguaiatezza dell’estate. Sdraiarsi a terra un quarto d’ora con la schiena dritta e riscaldata, inchiostro e carta tra le dita, è un piccolo grande dono.