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Sommatoria.
A volte penso di essere il lettore più ligio.
Dopo aver letto Jung non ho mai estirpato l’irrazionale. Con Piero Chiara ho imparato le direzioni dei venti e le parti carnose delle signore di provincia. Grazie a Kerouac ho scoperto parole, libertà e sassi sul cammino. Con l’esperienza alcoolica di Bukowski l’abisso ha scrutato dentro di me, ho pregato tra mattutino e laudi con il ‘Nome della rosa’, per non parlare del metodo deduttivo dopo aver scansionato ‘Uno studio in rosso’. Con Gesualdo Bufalino porto l’idea della musica quale “massaggio serafico sulle cicatrici dell’anima”.
Conclude un particolare di questa eletta schiera un librino che ho subito amato: ‘La matematica è politica’ di Chiara Valerio. Illuminante, soprattutto per chi come me ha avuto sempre un rapporto conflittuale con questa scienza (colpa mia, ma anche di qualche docente balordo che ho incrociato).
Visto che la rivoluzione del tempo è una delle chiavi di lettura di questo denso pamphlet che offre molti nuovi punti di vista, ho trovato il tempo per farmi un regalo: una sessione fitta di addizioni sottrazioni moltiplicazioni divisioni. Guidato anzi depistato dai numeri, ho scoperto di essere totalmente disabituato al calcolo. Se non è mai troppo tardi per avere un’infanzia felice, non è mai troppo tardi anche per ripartire dalle fondamenta. D’altronde la verità è un punto.