Nelle intenzioni, in potenza, i Mudway sono un'ottima band. Peccato che l'atto del loro disco d'esordio non abbia quella messa a fuoco che li renderebbe una splendida realtà e non una “nuova promessa in attesa di qualcosa di migliore”. Per intenderci: il quartetto lombardo si presenta bene, con un debutto prodotto in proprio ma affrontato con professionalità e accortezza, anche nella confezione che cela il cd all'interno di un bel gatefold sleeve vecchio stile, di quelli che avranno fatto palpitare gli amanti del vinile.

I ragazzi scelgono la via del concept alla “Senza orario senza bandiera”, otto storie raccontate in brani concisi, senza sbrodolamenti inutili, con una predilezione per sonorità articolate con rapidità. Un new prog immediato, rapido ed essenziale, con un piglio moderno e fresco: niente valanghe di suoni vintage per eccitare gli animi, scarsa adesione all'alternative prog informe e prolisso, tutto in favore di un'ipotetica congiunzione tra Van Der Graaf, Twelfth Night ed Echolyn.

Peccato che ci siano due problemi: il primo è la voce, debole e poco adatta al contesto, il secondo è l'assenza di una direzione netta. Peccato perchè le meccaniche cangianti di “First night”, “Mud & Rubble”, la hammilliana “Blasted imagination” (occhio alla ghost coda…) e “Seeking to believe” sfruttano abilmente dinamiche e varie modalità espressive. Come spesso capita, le band emergenti sono lasciate a loro stesse: senza figure professionali – da un produttore artistico a un ingegnere del suono attento anche ai contenuti – che possano offrire un contributo costruttivo, formazioni come i Mudway avranno bisogno di maggior tempo per imparare dai propri errori.

In ogni caso, “Some strange stories” è un primo passo dignitoso e gradevole, in vista di un secondo da focalizzare meglio.

http://www.mudway.net

D.Z.