La prima collaborazione del musicista tedesco – Crimson ProjeKCt, Stick Men etc. – e del produttore lombardo: un’operazione affascinante tra improvvisazione e trasformazione, ispirata a David Sylvian, Eno/Byrne e Wim Wenders


MARKUS REUTER & STEFANO CASTAGNA
Sea Of Hopeless Angels
Ritmo & Blu | distr. Flatiron Recordings
(7 pezzi – 61 min.)

Un concerto inaspettato. Le strade di Berlino. Nutrimento ed esaurimento. Il celestiale che si muove tra noi. Tutte queste cose potrebbero descrivere l’ultimo progetto di Markus Reuter, una collaborazione spontanea con Stefano Castagna. Da una prospettiva strettamente reuteriana, Sea of Hopeless Angels potrebbe essere vista come una reazione al furioso e abrasivo lavoro con gli Anchor & Burden (il quartetto di improvvisazione prog avant-garde doom-jazz post-metal), una delle sue priorità del 2022. Allo stesso tempo deriva da quel progetto ed è una sorta di seguito dell’album che pur consistendo di paesaggi sonori solisti è servito da introduzione concettuale. La comprensione e l’accettazione della musica come elemento fondamentale e stabilizzante, pur essendo anche un peso grave e talvolta dirompente, è alla base sia della registrazione della band che di quella solista; e alla fine ha lasciato la sua impronta anche su questo nuovo lavoro.

I semi di quello che sarebbe diventato Sea of Hopeless Angels sono stati diversi assoli di touch guitar registrati dal vivo ai Castle Studios in Germania il 26 luglio 2022 (durante il secondo dei tre giorni di registrazione di Kosmonautik Pilgrimage degli Anchor & Burden). Insolitamente – soprattutto considerando la ferocia del lavoro recente – Markus ha selezionato toni strumentali puliti, sentendo che dopo molti esperimenti aveva finalmente trovato un modo per parlare musicalmente attraverso di essi. Questi assoli sono finiti nelle mani di Stefano Castagna e hanno subito una nuova, ulteriore trasformazione. Sebbene il legame tra Stefano e Markus risalga all’album TRUCE 2 (Reuter/Trentini/Sirkis) e al coinvolgimento nel progetto Mask Of Confidence dedicato a Mick Karn, questa è la prima volta che i due hanno collaborato alla composizione. Dai suoi studi Ritmo&Blu a Pozzolengo (BS) Stefano ha creato e prodotto registrazioni di musica indie italiana, colonne sonore di film e televisione, musica per mostre di teatro, balletto e arti visive. Tuttavia, le sue vere radici sono là dove l’art rock degli anni ’80 si intreccia con il jazz, la musica mediterranea e il suono sperimentale.

Motivato a far emergere la propria tavolozza di suoni, Stefano ha affrontato la serie di assoli di Reuter producendo un lavoro di controparte istintivo, costruendosi gradualmente fino a diventare una empatica orchestra individuale. «All’ascolto ho percepito una narrazione libera e sinuosa, ondulata tra alcune sezioni lente e meditative e alcuni momenti più veloci e ritmati. Ho cercato di sostenerla ovunque, mantenendo le sue performance sempre in primo piano, evidenziando le parti più importanti, aggiungendo quando necessario suoni e strumenti come la mia voce, campioni, suoni di basso o synth e variazioni elettroniche aggiunte nel processo di mixaggio. È come se lasciassi che Markus raccontasse la sua storia e lasciassi che mi guidasse, senza pensarci troppo. Ascoltando il risultato finale, mi rendo conto che stavo mettendo in pratica la lezione che ho imparato da due dischi fondamentali nella mia formazione artistica, I Advance Masked di Fripp/Summers e My Life In The Bush of Ghosts di Eno/Byrne. Markus concorda e aggiunge: «L’atmosfera mi ricorda fortemente la metà strumentale di Gone to Earth di David Sylvian».

La musica di Sea of Hopeless Angels è ispirata a Il cielo sopra Berlino e Così lontano, così vicino di Wim Wenders, in cui gli angeli Damiel e Cassiel si librano sopra la Berlino pre e post-unificazione e vengono gradualmente, inesorabilmente attratti dalle vite dei suoi abitanti. Sebbene i titoli di molti brani si riferiscano direttamente ai personaggi dei film, la musica resta misteriosa, riluttante a mostrarsi con chiarezza. Le risposte e le reazioni iniziali di Stefano alla musica hanno influenzato anche la componente visiva – anche se, a differenza delle sue scelte musicali istintive, la copertina è stata deliberata e ponderata. Tutti i pezzi presentano un accompagnamento video tratto dagli archivi del pittore e videoartista Aldo Grazzi, con due di essi accompagnati anche da filmati dal vivo in studio delle performance originali di Markus: «Ciò che amo di questo disco in particolare è il connubio tra creazione spontanea e composizione ponderata. Il video di Blood Gold che mi mostra mentre suono in studio è meraviglioso proprio per questo. Sarebbe impossibile suonare come faccio io se fosse stato pianificato/composto in anticipo».

Blood Gold:
https://youtu.be/wOkJig5Dbz8