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La strada che porta alla darsena di San Cataldo è lunga e dritta, le ombre minute. Il sole cade a piombo, una lama che spacca; vegetazione corta, casupole rade, antichi spiriti, landa incorporea. Si impone una colonna sonora arida: i Giant Sand, i Calexico, i Kyuss di Blues For The Red Sun, calura scheletrica. Abbiamo provato i Talk Talk ma l’ambiente ha rifiutato, pollice verso sull’asfalto cocente.
Noi siamo i luoghi, ricordava Jung.
La musica è figlia dei luoghi: sale da concerto, studi di registrazione, chiese, bordelli, stadi gremiti, deserti assolati.

Laughing Stock è nato al buio londinese, si è dilatato tra silenzi, candele tremule, sussurri e bordate; lontano dall’afa, dalla Fata Morgana, dal catrame torrido. Il giorno riarso lo mortifica.
Merita un ascolto notturno, di ritorno in città, luci spente, strade vuote, clamori lontani.
Alle spalle il pallone,
le birre,
le panze,
le trombe,
i tatuaggi,
il gregge,
i menati,
il grumo,
le bandiere,
i grugni,
le narici,
litalia,
le bocche
spalancate,
le facce
pittate,
la pubblica ottusità,
privata.