Nel giugno del 1993 Arturo aveva una Red Rose.
Non era l’unico, giravano tante Aprilia all’epoca. Però fu lui che un pomeriggio mi diede uno strappo da Benevento a San Giorgio. Avevo i capelli lunghi – seriamente lunghi – e mi piaceva la sensazione della chioma che sbatteva sulla schiena, una frustata larga. Indossavo gli scarponi da basket, i jeans stracciati e una polo a pois – dico pois, con una certa repulsione: fu la prima e unica apparizione oscena in un guardaroba solitamente sobrio, monocolore.

Ricordo bene tutto ciò perché in questa metà di giugno la temperatura, i colori del cielo, gli odori degli alberi e i silenzi di certi angoli nella controra mi hanno fatto venire in mente il disco che avevo comprato esattamente trentatré anni fa: Sound Of White Noise degli Anthrax. Probabilmente lo avevo in moto perché portavo sempre walkman e cuffiette, abitudine costante fino ad oggi. Quanto è appagante la tempesta di tuoni e fulmini nelle orecchie.

Mi piaceva tanto quel disco degli Anthrax. John Bush aveva una voce maschia e vigorosa come la band dalla quale proveniva, gli Armored Saint, roba seria senza tanti fronzoli. L’album aveva un groove elettrizzante, e la cosa che mi divertiva di più era il modo in cui Dan Spitz perforava i muri di suono: pentatonica e wah-wah, sprazzi anni ’70 nel post-thrash dei ’90. Un paio d’anni prima una cosa del genere l’aveva fatta Kirk Hammett nei Metallica, ma era un po’ troppo fighetto per i miei gusti allora rudi.
Meglio Spitz, anche perché avrebbe lasciato la band di lì a poco per fare l’orologiaio. Non uno qualunque: un Maestro Orologiaio, accreditato presso il Watchmakers of Switzerland Training and Educational Program, e già che c’era ha brevettato anche un sofisticato tavolo da lavoro. Via i capelli lunghissimi, sulla fronte un monocolo con lente d’ingrandimento; niente più plettri e corde, avanti cacciaviti ad alta precisione, mandrini e pinzette amagnetiche.

Mi piacciono le scelte radicali, cantava Battiato in Mesopotamia. Quella di Wittgenstein che fece il giardiniere e il maestro, o Thoreau che si ritirò nei boschi come Battisti e Mark Hollis nel silenzio, o come quel chitarrista che ai milioni di dischi e all’onda di calore del pubblico ha preferito un laboratorio di orologi svizzeri. Chissà se Arturo ha ancora la Red Rose.