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Tertium non datur, recitavano antichi padri dinanzi alla inesorabilità del sistema binario. Ma abbiamo armi preziose come la fantasia, l’abilità, l’elasticità. Tra l’esprimere la rabbia e il reprimerla c’è dunque un’altra possibilità: il silenzio. La non espressione come terza via.
La rabbia è un diavolaccio che – sostiene un mio buon maestro di grounding – ha diritto di circolazione ma non deve prendersi troppe confidenze; diventa debordante, cieca, distruttiva. Così è bene coltivare un’area di accoglienza, comprensione, assimilazione: metabolismo sano del demone furente, che muta in energia positiva. Santo è chi conosce, domina e trasforma la rabbia.
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Nel 1979 il Colonnello Parker allestì l’esposizione di una statua di Elvis al Las Vegas Hilton. 450 libbre, 150.000 dollari di valore, un enorme souvenir da usare come portacarte, scrisse Albert Goldman. Il biografo conosceva i poteri magici del Re, in vita e post mortem: l’immagine del Divo Rock e la sua funzione cultuale.
In my new hometown ho trovato il baretto che fa per me. Nocciolino da bere in uno spazio ligneo ridotto e sovraccarico, fauna mutevole nei volumi e nei consumi a seconda dell’orario, ammennicoli di varie provenienze ficcati in ogni dove, nicchie misteriosamente vuote che solleticano l’immaginazione. Su una colonna non salomonica la Bocca della Verità Elettrica e il Re Santo Incoronato con Disco Solare.